Akron, Ohio, a pochi chilometri da Cleveland.
È il 30 dicembre 1984 Gloria James, una giovane donna di soli 16 anni sta per partorire quello che anni dopo diventerà uno dei più grandi di sempre a maneggiare la palla a spicchi. Dopo ore di travaglio, viene al mondo LeBron Raymond James. La mamma del piccolo LeBron, sin da subito non vuole rivelare il nome del padre, che non vuole assolutamente saperne di crescere il bambino. Le condizioni economiche di Gloria sono tutt’altro che rigogliose, vive con la mamma e i due fratelli, e non sempre riescono ad arrivare a fine mese.Purtroppo per mamma Gloria e il giovane James, nel 1987 le cose peggiorano, il giorno della vigilia di Natale, nonna Frida, la donna che fino a quel momento è stata un faro nella vita di LeBron e che molto spesso aiutava la famiglia ad andare economicamente avanti, muore a causa di un infarto a soli 42 anni. Nello stesso anno della morte di nonna Frida, il compagno di Gloria li abbandona e i problemi per la famiglia James continuano, infatti non riescono a mantenere una casa stabile e, quindi iniziano a traslocare continuamente.Lo stesso LeBron ricorderà così quei giorni: “spesso la sera non sapevamo se saremmo riusciti a mangiare e soprattutto dove avremmo dormito il giorno successivo”.
James, nonostante sia solo un bambino viene spesso lasciato da solo, inizia infatti a seguire sempre meno la scuola e a stare sempre più in strada; questo comportamento, per un ragazzino di quelle zone significa solo una cosa… avvicinarsi al mondo della criminalità.
Parole sue: “sono cresciuto in uno dei peggiori quartieri di Akron. Passavo le notti da solo, spaventato. Sentivo le sirene della polizia, gli spari. Cose che i tuoi figli non vuoi che ascoltino crescendo”.
Poi, però, ecco che arriva l’effetto farfalla…
Un giorno, mentre il piccolo LeBron stava giocando in strada con un suo amico, passa di lì Bruce Keller, l’allenatore di una squadra giovanile di football. L’uomo, nell’osservare il giovani, viene colpito da qualcosa e istintivamente propone una gara ai due. Devono correre per cento iarde, chi arriva primo diventa il suo runningback. James vince la gara con non poco distacco, e di lì a qualche giorno inizia a giocare a football.Grazie a quello sport incontra ben presto un’altra persona che si rivelerà importantissima, Frank Walker, sempre un allenatore, ma stavolta di palla a canestro. Il fato ha voluto che LeBron e il figlio di Frank, Franky jr., siano diventati molto amici, a tal punto che un giorno, dopo l’ennesima assenza a scuola di James, Franky jr lo comunica a suo padre.
Frank senior, vedendo il LeBron un qualcosa di speciale, capisce che il giovane era in difficoltà e decide di portarlo nella sua casa per aiutarlo a crescere.LeBron si inserisce perfettamente nella famiglia Walker e diventa uno studente modello.
Arriva poi l’anno della quinta elementare, in cui inizia il vero cambiamento…
In quell’anno LeBron si avvicina, veramente e per la prima volta al basket, mostrando subito una capacità di apprendimento superiore alla media, leggendo il gioco come pochi.Grazie al basket trova degli amici che piano piano diventeranno come fratelli. Il team sia chiama “shooting star” e i quattro si fanno chiamare i Fab 4.
Dopo anni passati insieme, i Fab 4 scelgono di andare nella stessa high school, dove diventeranno i Fab 5 con l’aggiunta di Romero. In questi anni LeBron pratica contemporaneamente sia il football che il basket. Lo sport che ama di più è il football, ma continua ad essere magneticamente attratto dalla palla a spicchi, anche e soprattutto visto che è cresciuto guardando le imprese di Jordan, non per nulla indossa il numero 23 sulla casacca…
LeBron, anno dopo anno, inizia a far vedere a tutti il suo potenziale, tanto che un giornale locale lo soprannomina King James. Durante un camp estivo a Chicago ci sono giocatori professionisti a vederlo, tra questi anche un certo Micheal Jordan che parlerà di lui, dicendo: “è talentuoso, ha tanto da imparare ma il potenziale c’è e questo deve motivarlo. Se prosegue così arriverà al livello più alto”. Al terzo anno dell’high school una delle riviste di basket più autoritarie, Sport illustrated, lo mette in copertina con la dicitura “THE CHOSEN ONE”.
Nonostante la sconfitta nella finale di campionato, ormai è sul taccuino di tutti gli scout NBA.
È il marzo 2003, James ha appena terminato l’high school e non vuole andare al college perché è sicuro di giocare in NBA. Nella NBA lottery di quell’anno i Cleveland Cavaliers ottengono la prima scelta, non è una squadra dalla storia vincente, ma il front office è determinato a scegliere LeBron per iniziare a cambiare la rotta della franchigia. Coincidenza vuole che i Cavaliers siano la squadra dello stato in cui James vive e che ha sede a solo 48 km da Akron. Il 26 giugno 2003, David Stern, NBA commissioner di quel periodo, pronuncia la frase che darà inizio ad una nuova era del basket professionistico americano, “ with the first pick of the 2003 NBA draft, the Clevaeland Cavaliers select LeBron James”.
James, da quel giorno, si allena senza sosta, probabilmente anche viste le critiche dei suoi stessi compagni di squadra, spinti dall’invidia verso un ragazzo di 18 anni che aveva appena firmato un contratto con Nike da 90 milioni in 7 anni. Il 29 ottobre 2003, LeBron esordisce contro i Sacramento Kings, terminando la gara con ben 25 punti, 9 assist, 6 rimbalzi e 4 palle recuperate… chi sperava nel suo fallimento, si è sbagliato e la realtà dei fatti è che l’incredibile carriera del prescelto è appena iniziata. Alla fine della stagione 2003/2004, nonostante il nono posto conquistato dai suoi Cavaliers, che non concede l’accesso ai Playoff, LeBron vince il premio di rookie off the year, non ci sono dubbi che il giovane più forte sia lui e, infatti ,viene chiamato dal team USA per le olimpiadi.Dopo anni passati ad allenarsi duramente e a fare da front man della squadra, LeBron, nella stagione 2005/2006 riesce a portare i Cavaliers alle finali di Conference contro Detroit, che però perderanno in gara 7, nonostante i 27 punti del prescelto.La stagione 2006/2007 si apre con le dichiarazioni di Scottie Pippen “non credevo che potesse arrivare così presto un giocatore pronto a fare meglio di Michael Jordan. Può diventare il migliore di sempre”.
Ad inizio campionato LeBron decide di rinnovare per ulteriori tre anni con i Cavs.
Qualcuno parla di errore, non tutti sono conviti sia la scelta giusta, anche perché, visto il tetto salariale, occupato per la maggior parte dal contratto di James, il front office non riesce ad allestire una squadra competitiva. Per fare meglio dell’anno prima serve davvero tanto lavoro, ma ormai Kings James sa bene come dosarsi e coma capire quando è il momento di spingere sull’acceleratore e quando è il momento di rifiatare. Grazie a lui i Cavs si posizionano al secondo posto nella Eastern Conference, con un James che è più motivato che mai per i Playoff. Arrivano di nuovo alle semifinali di Conference battendo 4-2 i New Jersey Nets. Tra loro e le Finals ora ci sono di nuovo i Pistons di Larry Brown; la serie sembra subito avere un vincitore, Detroit vincono subito le prime due gare in casa, sicuramente anche “grazie” ad un LeBron che nella prima fa 10 punti e nella seconda 19. La stampa lo massacra più che mai, ma proprio questo gli dà la forza per ribaltare la serie, infatti, domina per tre partite di fila, facendo arrivare i suoi Cavaliers, dopo una prestazione “alla Michael Jordan” in gara 5, al mach point in gara 6. Gara 6 è una formalità, vittoria Cavaliers per 98 a 82 e per la prima volta nella storia della franchigia, campioni della Eastern Conference. Adesso, però, arriva la parte bella dei playoff, Lebron giunge, in poma magna, per la prima volta alle Finals, dove dovrà scontrarsi contro i San Antonio Spurs, che negli ultimi 5 anni hanno vinto ben due anelli.
Quelle finali saranno da dimenticare per James.
Gli Spurs concentrano l’intera difesa solo su di lui, levando ai Cavaliers il loro primo violino offensivo, riuscendo, anche se non con poca difficoltà, a tenerlo sempre sotto i 30 punti a partita. 4-0 Spurs e titolo sfumato per Lebron. Nella stagione successiva James ha fame di rivincita, durante tutta l’estate migliora nella fase difensiva e perfeziona il suo tiro. Complice l’allenamento estivo, LeBron quell’anno gioca ogni partita come se fosse una finale, tanto che alla fine della stagione regolare viene onorato del premio di MVP, che decide di ritirare nella sua high school, dove tutto ebbe iniziò.
“Mi sono diplomato sei anni fa, non sono tanto diverso dal ragazzo che ero. Voglio ringraziare mia mamma Gloria, non so come abbia fatto a crescermi da sola. Come sapete non ho avuto un padre biologico, ma ci sono stati coach Dru Joyce, la famiglia Walker, Eddie Jackson…senza di voi non sarei l’uomo che sono oggi. Grazie, sono contento di questo premio, ma è un riconoscimento individuale. Per me il successo sono le vittorie di squadra”. Queste le parole del prescelto nella notte della consegna del premio.
Nonostante la fame del ragazzo di Akron, però, si rivela un’altra stagione deludente per la franchigia dell’Ohio, che viene eliminata da dagli Orlando Magic super competitivi.James ci ha provato ma ancora una volta i compagni non si sono fati trovare pronti per affrontare una sfida di questo calibro. La pressione mediatica è alle stelle per il prescelto, essere indicato come il prossimo Michael Jordan e non aver vinto ancora nulla inizia ad essere un grosso fardello da portare. Purtroppo per lui la stagione 2009/2010 non va meglio, nonostante il back to back MVP di LeBron i Cavaliers non riescono ad arrivare nemmeno vicini all’anello.Alla fine di questa stagione, però, il contratto di King James è in scadenza ed ora sta a lui dover fare una scelta non facile, rifirmare con i Cavaliers oppure scegliere di andare in una squadra che può effettivamente essere una contender alle Finals.
La storia del Re, però, non si conclude qua…
Articolo a cura di Matteo Meloni e Federico Pieretti
