Marco nasce il 25 marzo 1986, a San Giovanni in Persiceto, una cittadella in provincia di Bologna, e grazie al fratello più grande Enrico, si appassiona alla pallacanestro, ed in particolare alla NBA, vedendo fin da piccolo, partite di leggende come Larry Bird o Magic Johnson
Il primo approccio al basket dell’attuale n. 3 della Virtus Bologna, avviene nei playground della sua città di nascita, grazie a delle partite che il fratello organizzava con gli amici e a cui gli permettevano di partecipare.
Marco, dal momento in cui decide di iscriversi ad una squadra di basket locale, dimostra sin da subito di avere un qualcosa di diverso dagli altri, tanto che, Gianni Giardini, l’allenatore del minibasket della Virtus Bologna lo prende con sé alla sola età di 11 anni.
Negli anni successivi Marco continua a crescere, vincendo i campionati regionali e provinciali con la “mini” Virtus.
Nonostante la copertura esile, il giovani Belinelli migliora rapidamente, infatti viene invitato ben presto ad allenarsi con la prima squadra, quella è la Virtus di Manu Ginobili e di Ettore Messina, un team strabiliante, reduce da due finali di Eurolega.
A 16 anni, un pezzo del sogno di Marco si realizza, riuscendo a fare il suo esordio in serie A; anni dopo in conferenza stampa, ammetterà di aver avuto l’unico momento veramente difficile della sua carriera, proprio nell’occasione del primo allenamento da giocatore ufficiale nella prima squadra:
“Potete immaginare un piccolo me, in allenamento con Ettore Messina… sbagliai un layup da sotto canestro, preso sicuramente dalla timidezza e dalla paura visto che mi stavo allenando con quelli che per me erano eroi, Ettore Messina venne da me e mi disse -va bene, sei rincoglionito, vai a fare 20 piegamenti così ti svegli-”.
Nel 2003, a causa del dissesto economico della Virtus, Marco firma un contratto da professionista con la Fortitudo Bologna, dove andrà a giocare con professionisti del livello di Gianmarco Pozzecco e Gianluca Basile.
Nel 2005, arriva la prima vera Vittoria per Belinelli, la Fortitudo arriva in finale contro l’Olimpia Milano, e vince uno storico scudetto con un tiro sullo scadere della sirena.
L’anno dopo, in gara 5 contro Napoli, Marco capisce per la prima volta di poter essere decisivo nei momenti che contano, mettendo 34 punti perché stuzzicato da un giocatore avversario che provava ad entrargli sottopelle.
Pochi mesi dopo la fine della stagione italiana di pallacanestro, Marco partecipa al mondiale giapponese di basket del 2006, dove l’Italia, nell’ultima partita di girone affronta il Team USA; Belinelli, nonostante la marcatura di LeBron James, realizza 25 punti con una facilità disarmante, dimostrando ancora una volta come si facesse trovare pronto per i momenti importanti.
Proprio grazie a questa prestazione magistrale, gli scout NBA presenti al mondiali iniziano a notarlo e a puntare su di lui… la vita di Marco sta per cambiare.
Il ragazzino che è partito dalla piccola città in provincia di bologna sta per approdare nella miglior lega di basket al mondo, infatti, nel 2007, con la scelta numero 18, i Golden State Warriors selezionano Marco Belinelli al Draft.
Marco, tempo dopo ha affermato durante un intervista che: “Quando sono stato scelto da Golden State, non sapevo nemmeno dove fosse, è stata un’emozione unica perché è stato tutto un po’ improvvisato, da lì è iniziato il mio sogno reale in NBA”.
Purtroppo, però, non è una strada in discesa per Marco, Golden State è una squadra con giocatori molto importanti, il che rende difficile all’italiano trovare spazio in rotazione durante tutto il primo anno.
Al secondo anno Belinelli sfrutta tutte le occasioni che gli vengono concesse, complici anche i vari infortuni dei suoi compagni, riesce anche a partire titolare nel quintetto base, andando in doppia cifra in 16 partite.
Da quel momento in poi altre franchigie NBA si interessano a lui, viene infatti ceduto prima ai Toronto Raptors e poi a New Orleans, nella squadra di un giovane Chris Paul e di Monty Williams, che gli danno sin da subito fiducia, facendolo sentire per la prima volta un giocatore NBA a tutti gli effetti.
Dopo il secondo anno nella squadra della Louisiana, Marco diventa free agents e viene preso dai Chicago Bulls, la prima squadra nella carriera americana di Belinelli, che era davvero competitiva, poteva e doveva andare a Playoff.
La stagione ai Bulls si rivela molto positiva sia per lui, sia per l’intera franchigia, nonostante l’assenza per infortunio di Derrick Rose, Chicago, infatti, arriva ad affrontare i Brooklyn Nets al primo turno di Playoff.
Proprio in gara 7 contro i Nets, Marco tira fuori tutta la sua vena agonistica, segnando 24 punti e portando i Bulls alla vittoria in trasferta, diventando così il primo italiano nella storia a superare il turno iniziale dei Playoff.
Nonostante questo, però, i Bulls non possono puntare al titolo in quell’anno, ma ormai il nome di Marco Belinelli è conosciuto in tutta l’America, tanto che all’inizio della stagione successiva viene chiamato dai San Antonio Spurs, una dinastia che vince da anni grazie a persone come Gregg Popovich, Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker.
Dal primo giorno di Training Camp, Marco capisce che è la squadra giusta, una squadra che punta a vincere il titolo, visto anche lo spiacevole incidente di percorso dell’anno prima contro Miami, con un anello che ormai sembra sicuro.
Gli Spurs in quella stagione giocano con rabbia, con la voglia di tornare in finale e prendersi la rivincita contro gli Heat, tramite una pallacanestro fatta di movimento, gioco di squadra e sacrificio, in cui Marco si inserisce perfettamente e migliora a vista d’occhio.
Proprio grazie alle sue percentuali al tiro da 3, viene invitato a partecipare al Three point contest che si tiene durante l’All star weekend; Marco vincerà, battendo giocatori del calibro di Steph Curry, Damian Lillard e Kyrie Irving, diventando il terzo europeo e primo italiano nella storia del basket a riuscire nell’impresa.
La franchigia di San Antonio chiude la regular season con il miglior record della lega, andando ai playoff e poi arrivando alla Finals trovando la squadra di LeBron, Wade e Bosh, sapendo che non hanno altre possibilità, sono obbligati a vincere per cancellare definitivamente l’incubo dell’anno prima.
Gli Spurs giocano una pallacanestro fantastica per tutta la serie, puntando non sul singolo, ma su tutta la squadra, e dopo due gare vinte in trasferta a Miami, vincono anche gara 5 in casa, diventando Campioni NBA per il 2014.
Marco vince l’anello NBA, nessun italiano c’era andato lontanamente vicino, da San Giovanni in Persiceto, fino ad arrivare sul tetto del mondo.
Intervistato a fine partita, Marco esplode in un pianto liberatorio, è il pianto di un ragazzo, partito dall’Italia con una valigia piena di sogni e nient’altro, che è stato più volte criticato ed abbattuto, ma che adesso ha reso fiera non solo la sua famiglia, ma una nazione intera, arrivando sullo scalino più alto aspirabile da un giocatore di basket.
Dopo l’anno successivo, Marco decide di cambiare aria, infatti passa altri 5 anni in giro per diverse squadre NBA, per poi terminare la sua carriera cestistica americana di nuovo agli Spurs nel 2020.
Poi, dopo 17 anni di distanza, con una scelta che stupisce tutti, decide di tornare in Italia, firmando per la squadra che lo ha portato per la prima volta in serie A quando era ancora minorenne, la Virtus Bologna.
Marco è tornato in Italia per giocare e soprattutto per vincere, è un uomo diverso e si rivela essere il pezzo mancante di cui la Virtus aveva bisogno.
Con una cavalcata che in pochissimi si aspettavano, arrivano in finale contro l’Olimpia Milano, la squadra favorita del torneo, e contro ogni pronostico, la Virtus vince 4-0.
Marco vince nella sua città, con la sua intera famiglia a fianco, è una vittoria unica, per la prima volta, con la fascia di capitano al braccio, Marco alza la supercoppa italiana, ed ora punta all’Eurolega…
La passione per la pallacanestro è stato il faro del viaggio di Belinelli, una passione folle, che gli brucia nel petto, proprio grazie a questa, tra mille difficoltà è riuscito ad arrivare sul tetto del mondo ed ora non ha intenzione di scendere.
Questa è la storia di Marco Stefano Belinelli, un uomo che, palleggio dopo palleggio, si è costruito la sua leggenda.
Articolo a cura di Federico Pieretti
