«Ho iniziato il mio percorso qui nel 1988.
Ma dopo una promozione quasi inaspettata e la salvezza ho deciso che la cosa giusta è lasciare adesso, a malincuore perché è una decisione dura».
Con queste parole, pronunciate nella conferenza stampa dello scorso 21 maggi, Claudio Ranieri ha annunciato il suo ritro.
L’allenatore romano ha lasciato la panchina del Cagliari dopo aver compiuto l’ennesima impresa eroica della sua straordinaria e assai longeva carriera, riuscendo a centrare un’insperata promozione mediante playoff la scorsa stagione ed un’altrettanto impensabile salvezza in questa.

Ranieri ha deciso, dunque, di chiudere la propria carriera proprio dove era diventato grande,dove la stessa era decollata:
dopo gli esordi nella Vigor Lamezia -che allora militava nel campionato interregionale, l’attuale Serie D- e nella Campania Puteolana, l’allenatore romano accettò la chiamata del Cagliari, laddove scrisse le prime pagine di storia della sua straordinaria carriera: due promozioni consecutive con il club e la salvezza al primo anno in Serie A lo condussero sulla panchina del Napoli, avviando la fantastica storia che ha portato Sir Claudio, a diventare tale, a girare l’Italia e l’Europa, e a diventare una vera e propria icona di buone maniere, educazione e gentilezza.

Il vuoto tecnico, tattico, comunicativo, comportamentale, che lascia Claudio Ranieri è realmente inquantificabile.
Il ritiro di Ranieri, infatti, segna quasi la fine di un’era, la definitiva chiusura di un capitolo di storia del calcio che ormai è consegnato alla storia, al passato, che non vivremo più.
Basti pensare a com’era il calcio quando Ranieri ha iniziato.
Agli esordi del tecnico di Testaccio, infatti, la Serie A era a 16 squadre, ogni vittoria valeva due punti, la Champions League non esisteva – nel senso che si chiamava Coppa dei Campioni e vi partecipavano solo i club capaci di vincere i rispettivi campionati – e gli Europei erano appena passati alla formula con otto Nazionali qualificate alla fase finale: un’altra epoca, insomma.
Sembra passata un’eternità, sembra di raccontare di un calcio d’altri tempi: eppure mister Ranieri ha attraversato tutte queste epoche calcistiche, trasportandosi sempre uguale a sé stesso.

Con il ritiro di mister Ranieri il calcio italiano ed europeo perdono certamente un grande maestro di tattica, nonché gran motivatore e uomo spogliatoio,capace, a suo modo, di incidere notevolmente sulla mentalità e la metodologia delle società in cui ha lavorato, spesso ponendo, attraverso il proprio lavoro, le basi per i cicli vincenti i cui frutti avrebbero poi raccolto altri suoi colleghi: si pensi alla sua esperienza sulla panchina del primo Chelsea di Abramovic, o alla sua avventura sulla panchina del Monaco degli oligarchi.
Un tecnico spesso sfortunato, che ha certamente raccolto meno, in termini di trofei, rispetto a quanto avrebbe potuto, eppure capace di scrivere da protagonista delle pagine indelebili di storia del calcio mondiale: prima fra tutte la celebre favola del Leicester campione d’Inghilterra nella stagione 2015/2016, quando con un gruppo di sconosciuti e contro ogni pronostico, nel campionato più ricco e competitivo della storia mister Ranieri sovverti ogni pronostico, fino a meritarsi il tanto ambito e onorifico titolo di Sir.
A mancare più di ogni altra cosa di Claudio Ranieri, tuttavia, saranno le sue buone maniere, la sua educazione, il suo fair play e la sua dignità da uomo d’altri tempi (ultimi esempi di tali virtù alcuni comportamenti assunti sulla panchina degli isolani, quando, per esempio, invitò i suoi tifosi in festa in un San Nicola ammutolito dal goal di Pavoletti a mostrare più rispetto, ovvero quando, nel corso di questa stagione, pur di cercare di dare una scossa alla propria squadra, in quel di febbraio si mostrò disposto a rassegnare le dimissioni, respinte in blocco dalla squadra), qualità che lo hanno portato a farsi amare, rispettare e rimpiangere in qualsiasi piazza in cui abbia allenato, e che in un calcio sempre più globalizzato, industrializzato e privo di passione e valori, lo hanno sempre più reso un unicum, un’icona da imitare e da cui trarre spunto.
Nell’apprendere del suo ritiro, dunque, non possiamo che lanciare un appello: lunga vita a Sir Claudio Ranieri, uomo d’altri tempi ed icona del calcio che fu.

Articolo a cura di Ludovica Liso e Giuseppe Vito Distefano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *