E così il segreto di pulcinella cessò di essere tale.
Era nell’aria da settimane, forse da mesi, che le strade di Massimiliano Allegri e della Juventus si sarebbero separate al termine di questa stagione sportiva.
Troppi, nell’opinione pubblica, i contro a discapito dei pro per quanto attenesse una sua riconferma.
Anche se ben distante dagli standard raggiunti nei suoi anni migliori, la rosa della Juventus ha reso troppo al di sotto delle aspettative createsi a seguito di un’incoraggiante inizio di stagione: più che i punti (comunque molto scarsi nel corso del girone di ritorno, con una media più da squadra che aspira alla salvezza rispetto che ad un aspirante contendente del tricolore) a mancare sono stati un atteggiamento ed una mentalità consoni ad una squadra con le ambizioni ed il blasone della Vecchia Signora.
Insomma, anche se non scontato, un esonero era prevedibile.
Sicuramente al di fuori delle aspettative sono state le modalità con cui questa separazione è maturata.
“L’esonero fa seguito a taluni comportamenti tenuti durante e dopo la finale di Coppa Italia che la società ha ritenuto non compatibili con i valori della Juventus e con il comportamento che deve tenere chi la rappresenta”.
Queste le parole con le quali la società comunicava, lo scorso 17 maggio, la propria decisione.
Si è conclusa, dunque, nel peggior modo possibile, la seconda avventura alla guida dei bianconeri di un allenatore che, a prescindere dai giudizi soggettivi che ciascun tifoso possa esprimere nei suoi confronti, si colloca prepotentemente ed incontestabilmente tra i più rappresentativi dell’intera storia del club.
Le 420 presenze collezionate alla guida della squadra e i 12 trofei conquistati a cavallo delle sue due distinte esperienze rendono il conte Max il terzo allenatore più vincente ed il secondo più presente dell’ultracentenaria storia delle Juventus.
Se addio doveva essere, sicuramente si sarebbe potuto pensare a modalità più consone per accompagnare alla porta un profilo di tale spessore.
Certo, il mister ha contribuito fortemente a tale epilogo, perdendo le staffe in maniera eccessiva in una circostanza in cui l’unico pensiero avrebbe dovuto essere festeggiare.
Se tre indizi fanno una prova, la reazione sul finale di partita contro il discutibile arbitraggio, il gesto – durante la premiazione – volto ad allontanare il direttore Giuntoli e tutta la dirigenza e l’accesso diverbio – per usare un eufemismo – con il direttore di Tuttosport Guido Vaciago, hanno certamente determinato una condotta passibile e meritevole di sanzione, certamente ancor più aggravata dal fatto di inserirsi nell’ambito di rapporti a dir poco non idilliaci con la società tutta.
È stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, e in un ambiente abituato allo charme e al contegno sabaudo dell’avvocato Agnelli e della famiglia tutta, certamente un tale comportamento non ha potuto che configurare un qualcosa di “non compatibile con i valori della Juventus e di chi la rappresenta”.
È anche vero, tuttavia, spezzando una lancia in favore di Max, che anche questa società sembra essere ben distante dagli illustri modelli che l’hanno preceduta.
Nel corso degli ultimi controversi due anni, infatti, troppo spesso l’allenatore è stato chiamato a discutere e rispondere di questioni eccessivamente esulanti l’aspetto tecnico-tattico che dovrebbe essere l’unico argomento di discussione fra un mister e la stampa: troppo spesso, in una serie di tempeste e stravolgimenti che hanno riguardato l’aspetto e l’organizzazione societaria, Massimiliano Allegri ha rappresentato l’unico certo e credibile interlocutore tanto per la stampa, quanto per i tifosi che, nell’incertezza continua e caratterizzante le ultime stagioni sportive, si sono rifugiati in lui in ragione del suo essere e rappresentare un simbolo di juventinità e di un passato (apparso più remoto di quanto effettivamente fosse) caratterizzato da certezze e vittorie.
Troppo spesso, insomma, si è avuta la sensazione che solo dal mister potessero provenire delle risposte certe e credibili circa il futuro della società, creando una dinamica a dir poco sui generis che, in altri contesti del nostro calcio, certamente turbolenti, ma dotati di figure manageriali credibili e presenti, non si è presentata e non ha assolutamente coinvolto l’allenatore (si pensi a quanto successo ad Inter e Milan).
Tra l’altro, qualora dovessero trovare conferma le voci che darebbero per certo e definito da settimane l’accordo che porterebbe, a partire dalla prossima stagione, Thiago Motta sulla panchina della Juventus, ci si troverebbe di fronte ad un ulteriore esempio di condotta molto distante dal rinomato “stile Juve”.
Certo, la società è libera di fare le scelte che preferisce, e mister Allegri, per quanto importante, resta pur sempre un dipendente (e dunque non tenuto ad essere informato sull’operato della stessa): tuttavia, ripensando a talune circostanze simili, entrate a far parte dell’immaginario e della storia della Juventus (si pensi a Liam Brady nel 1982, quando seppur fosse uno dei migliori calciatori della squadra, fu previamente informato della volontà della Juventus di sostituirlo, a fina stagione, con un tal Michel Platini, senza che ciò gli impedisse di segnare, all’ultima giornata, il rigore decisivo per la conquista della seconda stella) non si potrà che notare una discontinuità nel comportamento della dirigenza.
Ad ogni modo, appare inutile al momento ragionare su chi abbia maggiori torti o ragioni: la questione, ben lungi dal ritenersi conclusa (appare certo, infatti, che la Juventus adirà le vie legali per intentare un licenziamento per giusta causa) è ormai giunta ad un punto di non ritorno.
Massimiliano Allegri non è più l’allenatore della Juventus e che tale esito avrebbe potuto essere raggiunto con minor fervore, tributando un giusto saluto ad una leggenda del club è opinione unanimemente condivisa da tutti i tifosi.
Ciò che emerge chiaramente con monito per il futuro è un chiaro messaggio alla società: se finora quest’ultima ha potuto beneficiare dell’attenuante di essere subentrata a piè pari in un progetto avviato dalla precedente gestione (con tutte le problematiche ed i limiti che ne conseguono), con l’esonero di Mister Allegri (peraltro non accolto positivamente da tutta la tifoseria, poiché parte di essa ha accolto tale decisione come l’allontanamento di un soggetto esprimente a tutto tondo juventinità, nonché di un proprio membro) può ritenersi concluso il ciclo sportivo ricollegabile al passato.
Il progetto tecnico targato Giuntoli ha inizio ora, e sebbene non sarebbe corretto affermare che il direttore non goda del favore della piazza, non teme smentita il dato di fatto che buona parte di essa osserverà attentamente il suo operato, poco incline a perdonare eventuali errori o “passi falsi”.
Articolo a cura di Giuseppe Vito Distefano e Federico Pieretti
