Sono le 22:43 del 22 aprile 2024,
l’Inter è Campione d’Italia per la ventesima volta nella sua storia:
la seconda stella è finalmente sul petto delle maglie nerazzurre.
Il 22 aprile, si è tenuto il “derby della madonnina”, classico appuntamento stagionale che mette difronte le due squadre di Milano; tuttavia questo non era un derby come gli altri.
Per Milan ed Inter la posta in gioco era molto più alta rispetto ai classici tre punti che mette in palio una qualunque partita di campionato.
In casa Inter invece si puntava ad un solo obiettivo: la vittoria che avrebbe matematicamente consegnato alla squadra il titolo di campioni d’Italia e, di conseguenza, la seconda stella.
In casa Milan vigeva imperativamente la necessità di interrompere il dominio delle vittorie nerazzurre nei derby (che avevano i vinto le 5 precedenti stracittadine disputate), e perchè no, “rovinare” anche la festa ai cugini, rimandando forzatamente la loro vittoria del titolo.
La partita, abbastanza nervosa su entrambi i fronti è finita con il risultato di 1-2 per i nerazzurri, formalmente in trasferta,con le reti di Acerbi al 18esimo minuto e di Thuram al 49esimo; meramente illusorio il gol di Tomori al 80esimo.
Per la prima volta nella storia, il derby di Milano ha assegnato lo Scudetto, e il “San Siro” rossonero
si è rilevato il più dolce dei luoghi in cui, fra coriandoli e champagne, i nerazzurri hanno potuto celebrare la loro vittoria.
Prevedibile e comprensibile il nervosissimo dei cugini rossoneri, che non ha caso hanno concluso la gara in 9 a seguito delle espulsioni di capitan Calabria e Theo Hernandez.
A Milano pioviggina anzi diluvia ma al triplice fischio dell’arbitro è scattata la festa, per 10 mila interisti dentro San Siro, per i tantissimi che ormai da settimane aspettavano soltanto questo momento cerchiato di rosso sul calendario, un appuntamento con la storia per scrivere la storia, perché mai prima d’ora era capitato che il derby di Milano assegnasse il tricolore
L’Inter ha stravinto il campionato, vincendolo con cinque giornate d’anticipo e dominandolo per tutta la stagione.
Una vittoria che avuto come protagonista una squadra intera, capace di dimostrare quanto conti, in un successo, poter contare su un gruppo coeso ed unito, oltreché su un “roster” di atleti di pari livello, con le seconde linee alla pari dei titolari ed anzi spesso capaci di essere decisive.
Lo scudetto della seconda stella vede come principale fautore mister Simone Inzaghi, “il Demone di Piacenza” capace di raggiungere il sesto trofeo con l’Inter, aggiungendo il campionato (unico neo della sua precedente esperienza in casa Lazio) a 2 Coppe Italia e 3 Supercoppe precedentemente conquistate.
Il “re di coppe” diventa il signore del campionato dominandolo.
Ottantasei punti in trentasei partite, 27 vittorie 5 pareggi ed una sola sconfitta, con 79 gol fatti da sedici marcatori diversi fra cui spiccano i ventitré del capitano Lautaro Martinez, che negli ultimi tempi si è rivelato più maturato rispetto alle scorse stagioni; la sensazione è che il titolo di Campione del mondo e la finale di Istanbul persa gli abbiano dato più consapevolezza e grinta per essere il leader di questa squadra. Altrettanto fondamentali per la squadra di Simone Inzaghi: Marcus Thuram (che l’estate scorsa era vicinissimo al Milan), capace di entrare in sintonia con la squadra e i giocatori segnando 12 gol e siglando 7 assist, risultando decisivo in entrambi i derby e rendendo la TuLa una combo perfetta, che non ha fatto rimpiangere per nulla Dzeko e Lukaku;
Hakan Chalanoglu ex rossonero, ormai il perno della squadra, l’idolo neroblù, il rigorista per eccellenza;
Barella, Dimarco e Bastoni, tre giocatori che l’interismo ce l’hanno nelle vene e che l’hanno saputo trasmettere a tutti i giocatori.
Questa vittoria è frutto di molteplici consapevolezze: la finale di Istanbul persa, l’incubo di Bologna due anni fa, sono tutte lezioni che l’inter ha imparato, metabolizzandole e traducendo i buoni propositi in un monologo durato quasi interrottamente sin dalla prima curva di campionato.
Una cavalcata lunga quella degli interisti iniziata una notte d’estate a San Siro contro il Monza ma che va cronologicamente collocate un pò prima, all’inizio dell’estate, quando i due direttori sportivi Giuseppe Marotta e Piero Ausilio hanno centrato gli acquisiti.
Ad una settimana dalla vittoria nel derby l’inter ha poi festeggiato in casa contro il Torino, con la festa che, però, non si è solo svolta sugli spalti, perchè il post partita si è svolto nelle strade di Milano con oltre 300.000 mila tifosi che accoglievano la squadra che ha percorso un tragitto lungo 10 km da San Siro a Piazza Duomo, illuminando la città per tutta la notte.
Si è trattato di una vera e propria celebrazione della squadra milanese: 116 anni di grandi vittorie e amare sconfitte, meravigliosi trionfi e sonore delusioni, trofei alzati e atroci beffe, di campioni internazionali e altri da dimenticare.
Per i nerazzurri, infatti, non esiste una via di mezzo: apoteosi o ludibrio, gloria o anonimato, esaltazione o contestazione.
La “pazza Inter” è fatta così, motivo per cui i tifosi amano in maniera tanto intensa lei e le sue leggende.
Quest’anno, quello della seconda stella,sicuramente ancora di più.
Articolo a cura di Ludovica Liso
