Giannis Antetokoumpo, numero 34 dei Milwaukee Bucks, due volte vincitore del premio MVP della stagione regolare NBA, nel 2018 e nel 2020 e poi Campione NBA nel 2021.
Ma non è stato sempre tutto rosa e fiori…
Charles e Veronica Antetokoumpo scappano dalla situazione socio-politica della Nigeria nel 1991, per stabilirsi in Grecia, ad Atene, in cerca di fortuna, che, almeno in un primo momento, non hanno trovato.
Negli anni successivi daranno alla luce 4 fratelli, tutti con nomi greci, nella speranza di farli ambientare meglio, Tanasis nel 1992, Giannis nel 1994, Costas nel 1997 e Alex nel 2001.
La situazione della famiglia Antetokoumpo è disperata, vista l’assenza dei passaporti sono a tutti gli effetti degli emigrati clandestini, tutti i membri della famiglia sono costretti a fare i veditori di strada per sopravvivere, non hanno una sistemazione stabile per le notti e il cibo scarseggia, lo stesso Giannis affermerà anni dopo “Vedevo mio padre sedersi al tavolo e non toccare cibo, cercando di sorridere nonostante tutto”.
Poi, dopo 16 anni di povertà, arriva una svolta nella famiglia Antetokoumpo, un c.d. effetto farfalla, che cambierà per sempre le vite di tutti, soprattutto quella del futuro numero 34 dei Bucks.
Il piccolo Giannis ha 13 anni e mentre gioca a rincorressi in strada con i fratelli, viene notato da Spiros Vellinatis, un coach di pallacanestro di una squadra di zona, che nota come il ragazzo corra velocissimo e cambi direzione in modo repentino.
Vellinatis chiama da parte Giannis, si fa raccontare la sua storia e gli fa una semplice domanda “Vuoi giocare a basket per me?”
Nonostante la poca convinzione del ragazzo il coach riesce a farlo accettare, promettendo che darà una mano ai genitori.
All’inizio però ci sono dei problemi, Giannis è scheletrico e non conosce le regole di questo sport, ma ha qualcosa in più di molti altri ragazzi, la determinazione.
Il ragazzo inizia lentamente ad innamorarsi del basket, uno sport che fino a poco tempo prima nemmeno conosceva, anche se, viste le condizioni della famiglia, deve fare a turno con il fratello più grande per giocare, perché non si potevano permettere due paia di scarpe per giocare contemporaneamente.
La determinazione del ragazzo è la sua forza, inizia ad allenarsi sempre di più, impara tutte le regole del gioco e dimostra di comprenderlo come solo pochi altri sanno fare, il tutto unito dai suoi ormai più di 200 cm di altezza, infatti, proprio grazie alla sua determinazione e alla sua voglia di aiutare i genitori, stava per cambiare un destino che ormai sembrava già scritto.
Il nome di Giannis inizia a circolare tra le squadre della Grecia, ma ci sono molti scettici che pensano che in una squadra di Serie A2 non possa nascondersi un talento come il suo.
Nel 2012 viene inserito in prima squadra e i filmati delle sue schiacciate fanno il giro dell’Europa, la prima società che si interessa a lui è la “Zaragoza Fundaciòn”, un club spagnolo che gli offre un contratto da 325 mila euro per 3 anni, a partire dall’inizio della stagione 2013.
Giannis è incredulo, poche ore prima dell’incontro con gli agenti non aveva nemmeno i soldi per prendere la metro ed ora può rivoluzionare la vita della sua famiglia, ma il destino ha ancora molto in servo per lui.
Poi, arriva il miracolo, predetto dal suo allenatore, che aveva profetizzato al giovane “tranquillo, non giocherai in Spagna”.
I giornali iniziano a parlare della “Grande promessa del basket greco” e sono sempre di più le richieste al Governo di concedere al giovane cestista il passaporto greco, così, il 9 maggio 2013, Giannis Antetokoumpo diventa ufficialmente un cittadino greco.
Il 27 giugno 2013, giorno del Draft NBA, si compie finalmente il destino di Giannis.
Con la quindicesima scelta di quell’anno viene selezionato dai Milwaukee Bucks.
“Quella chiamata ha cambiato la mia vita” queste solo le parole su quella notte del giovane Antetokoumpo dette in conferenza stampa negli anni successivi.
Nei primi anni negli States la vita non è facile, la famiglia del giocatore non è potuta andare con lui, vista la mancanza del passaporto, e Giannis vive il primo periodo da quando è nato senza avere nella stessa casa i fratelli e i genitori.
Nel 2015 il vento soffia forte nelle vele della famiglia Antetokoumpo e dell’intera franchigia del Wisconsin, infatti in quell’anno la famiglia del greco lo raggiunge in America e i Bucks vengono ceduti al multimilionario Mark Lasry, con cui inizia una vera e propria rivoluzione.
Proprio quell’anno i Milwaukee Bucks arrivano per la prima volta dopo anni ai playoff, e nonostante la sconfitta al primo turno con i Chicago Bulls, ormai il cambiamento è in atto.
La dirigenza dei Bucks decide di puntare tutto sul greco, offrendogli un estensione contrattuale da 100 milioni di dollari in 4 anni.
Antetokoumpo è ormai il frontman della sua squadra, e nonostante il successo e i soldi che ormai gli permettono di mantenere tutta la sua famiglia non passa giorno in cui Giannis non ricordi i momenti passati in strada con i fratelli a fare i venditori ambulanti, ed è proprio questo che gli permette di aspirare a diventare uno dei più grandi di sempre.
Nel febbraio 2017 viene selezionato per l’All-Star Game, diventando il primo giocatore greco ad averci mai partecipato.
Giannis sta migliorando a tempo record, e punta come un treno verso il titolo NBA, ma anche quell’anno la squadra, anche a causa degli infortuni di alcuni giocatori chiave, esce al primo turno dei Playoff, perso contro i Toronto Raptors per 4-2.
Antetokoumpo non si perde d’animo e lavora tutta l’estate per farsi trovare pronto per l’inizio della regular season, poi però, un fulmine a ciel sereno, la morte improvvisa del padre.
La scomparsa della figura paterna lo devasta, ma lo rende anche molto più pericoloso in campo, inizia infatti la stagione con 33 punti di media, ma, nonostante ciò, i Bucks escono di nuovo al primo turno, perso in gara 7 contro Boston.
La stagione successiva inizia con un nuovo coach, un nuovo stadio per la franchigia del Wisconsin che ormai è decisa a portarsi a casa un anello e con un nuovo obbiettivo per il greco, che è deciso a vincere il premio di MVP.
Nella post-season 2019 i Bucks sono infermabili ai i primi due turni, ma alle finali di conference si scontrano con i Raptors di Kawai Leonard, che sconfiggono la squadra di Antetokoumpo per 4-2.
Poi, un piccolo raggio di sole illumina la casa di Giannis, che riesce nella sua impresa di vincere il premio di MVP di quell’anno, passando così dall’essere un venditore ambulante solo qualche anno prima a diventare il miglior giocatore di basket del mondo.
Durante la cerimonia di premiazione, Giannis ringrazia Dio per avergli dato quel talento, i suoi fratelli, sua madre, i Bucks per aver creduto in lui, e ricorda suo padre, mentre gli scendono le lacrime sul volto, dicendo “due anni fa mi ero posto questo obbiettivo, ogni giorno che scendo in campo penso a mio padre, questo mi motiva a lavorare ancora più duramente, anche quando sono in difficoltà”, quella stessa sera si promette che dovrà vincere il titolo.
Nell’anno successivo Antetokoumpo non riuscirà nella sua impresa, ma ottiene comunque un riconoscimento esclusivo, dato solo ai più grandi nella storia; infatti, viene eletto nello stesso anno MVP per la seconda volta e DPOY (difensive player of the year).
Il sogno di Giannis si compie nel 2021, infatti, dopo un anno difficile e una post-season combattuta il greco dimostra la sua onnipotenza in gara 6 delle NBA-Finals contro i Phoenix Suns, con una partita da 50 punti e 14 rimbalzi.
È fatta, i Bucks vincono il campionato NBA dopo 50 anni per 4-2 dopo essere andati sotto 2-0.
Giannis siede da solo nella prima fila degli spalti mentre tutti festeggiano, piange, si lascia sopraffare dalle emozioni, vince il premio di Finals-MVP e nell’intervista post partita lancia a tutti un messaggio di speranza “ questo risultato mostra a tutti che possono credere nel loro sogno, che si può raggiungere il proprio obbiettivo lavorando, otto anni e mezzo fa guardavo mia mamma vendere oggetti in mezzo alla strada, ed ora sono qui seduto sul tetto del mondo, spero che questo possa dare speranza a tutti”.
Articolo a cura di Federico Pieretti
