Probabilmente avrete sentito di bici per notizie drammatiche (ciclisti investiti), altre più positive (transizione green), ma adesso parliamo di ciclismo puro, agonistico, quello che per molti è uno sport estremo, per altri uno sport affascinante e per i più mediocri non è uno sport ma solo delle persone che in sella ad un velocipede si danno battaglia. Negli anni 30, 40 e post Seconda guerra mondiale, lo sport nazionale nel belpaese, ma in Europa in generale, udite udite, non era il “football” ,bensì il ciclismo, lepize, Learco guerra, le gesta eroiche di coppi e Bartali, fino al cannibale (ciclista, probabilmente, più forte e dominante di sempre) Eddy Merckx, erano considerati dei veri e propri eroi della patria, degli idoli che al cospetto dei ciclisti odierni, ahimè pressoché sconosciuti, erano delle star. Ma come si potrebbe tornare a far parlare di ciclismo in una società sempre più “calciocentrica” ? Beh, sicuramente la corsa generale, per usare termini ciclistici, si gioca su diversi fronti: visibilità mediatica, sponsorship, investimenti e spettacolo. Se andassimo a comprare la gazzetta dello sport, molto probabilmente non ci imbatteremmo mai in una prima pagina di ciclismo ma al 90% in una calcistica, anche quando la notizia è meno rilevante, quindi, i giornali, dovrebbero sicuramente variare i propri spazi. Dal lato sponsor però qualcosa si sta muovendo: recentemente diverse multinazionali hanno investito in questo sport, si pensi a red bull, ineos e decathlon.
Altro aspetto fondamentale è lo spettacolo: sicuramente la durata della corsa non aiuta, è molto complicato che lo spettatore televisivo medio si metta davanti la tv per cinque ore a guardare il ciclismo.
Ed è un peccato perché determinate gare lo meriterebbero, davvero, non solo per la bellezza della corsa in sé ma anche perché, capendo le dinamiche di corsa, si apprezzerebbe di più lo spettacolo degli attacchi, le azioni da lontano o la scalata di una montagna pendente e l’eleganza di una volata. Per concludere, i presupposti affinché il ciclismo ritorni quello degli albori ci sono tutti, ora spetta a chi di dovere fare la sua parte!
Articolo a cura di Antonio Spanò
