Suona la marsigliese, si festeggia in Francia un risultato storico: tra i diritti, nella nazione che con Robespierre a tale termine attribuì l’ accezione che tutti noi oggi conosciamo (costituzionalmente garantiti), rientra l’aborto.

Contro la pontificia Accademia vaticana, contro l’intera confederazione vescovi d’oltralpe e non, contro le insidie di quella parte di società civile restìa a concedere un qualcosa che è naturale, il Parlamento (sovrano assoluto della volontà popolare) ha votato sì. Piuttosto che ergersi a giudici supremi su un tema tanto dibattuto, si noti che in Italia soltanto nel 1978 si arrivò a dare alla questione tutela giuridica con la legge “194”, io ritengo ci sia la necessità impellente di concentrarsi sul perché il tema è oggetto di discussione.

Insomma, è giusto concedere ad una donna l’imperio di decidere su se stessa e/o se divenire madre?

La religione Cristiano-cattolica, intrisa nel tessuto sociale dell’ Europa in maniera atavica, valuta visti i precetti e le parole evangeliche, negativamente siffatte ipotesi e modalità. D’altro canto, al passo con i tempi, non bisogna celarsi dietro dogmi o nefandezze bensì cercare la via maestra della fede e del buon costume. Quella via maestra del cattolicesimo partecipato e sentito ma attento alle esigenze della società civile e del buon costume.

Un meccanismo ecumenico, nel cui sostrato, affrontare le sfide della generazione Z e non. Diamo alla donna la possibilità di scegliere ciò che è, diamo alla donna la possibilità di farsi madre, diamo alla donna la possibilità di essere tale con la “D” maiuscola. Un plauso ai cittadini di Francia penso sia, dunque, necessario.

Un plauso al popolo che si fa cittadino e che della cittadinanza ne fa una sua “raison d’etre”. Con l’auspicio, oggi utopico, che ciò si possa realizzare anche nella nostra amata Italia.

Articolo a cura di Giovanni Giampaolo

Un pensiero su “Trionfo della dignità”

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