È il 20 febbraio 2023:
si è appena conclusa la 25esima giornata di campionato di Serie A, il Napoli è in vetta alla classifica con 15 punti di distacco dall’Inter che ricopre il secondo posto, a pochi passi dalla realizzazione di un’impresa storica.
Esattamente un anno dopo, il Napoli è al suo secondo esonero stagionale: questa volta è il turno di Walter Mazzarri abbandonare la panchina che aveva ereditato da Rudi Garcia.
Ma cos’è successo nell’arco di un anno, cosa ha portato a questo cambiamento drastico?
Dopo la vittoria del suo terzo scudetto, una vittoria tanto bramata e sofferta dal club ma sopratutto dal popolo partenopeo, tutto nell’ambiente lasciava presagire che difficilmente il Napoli avrebbe potuto aprire un vero e proprio ciclo di vittorie:
il primo addio a fine stagione è stato proprio quello di colui che ha contribuito più di tutti alla vittoria, mister Luciano Spalletti che, anche a causa del turbolento rapporto intrattenuto con il presidente Aurelio De Laurentis, decise di concludere anticipatamente la propria esperienza, così da lasciare un ricordo indelebile nel cuore di tutti.
Un addio amaro tanto per i tifosi, quanto per i giocatori, vogliosi di ripartire al meglio nella stagione che li avrebbe visto indossare i gradi di campioni d’Italia in carica.
A giugno del 2023 Rudi Garcia è annunciato, non senza sorprese, nuovo allenatore del Napoli.
L’idea del nuovo allenatore, sin dalla presentazione, è molto ambiziosa: Garcia, infatti, annunciò di voler adottare un gioco diverso da quello di Luciano Spalletti, meno identitario e più liquido nell’approccio alle gare, caratterizzato da una maggior libertà interpretativa; così il nuovo Napoli forse sarebbe stato meno scintillante nella pura espressione di gioco, ma certamente avrebbe dovuto rivelarsi più vario ed imprevedibile dal punto di vista tattico.
Un progetto rischioso ma affascinante, soprattutto per una squadra che aveva dimostrato – con i fatti, con le vittorie– di avere dei valori importanti.
Tuttavia (come confermato successivamente dallo stesso De Laurentis) più che la proposta di gioco ed il progetto tattico, ad incidere maggiormente sulla scelta di assumere Garcia è stata una lunga serie di rifiuti da parte di altri tecnici, contattati incessantemente dal presidente e dal profilo più simile a quello del condottiero tricolore.
Una scelta certamente rivelatasi pressappochista, infelice e frettolosa: nulla ha funzionato nell’impianto di gioco proposto dal tecnico francese, cossiché, dopo mesi di insoddisfazione generale, pubbliche sfiducie espresse dal presidente nei confronti del suo mister e cambi di programmi, l’esonero è divenuto inevitabile.
Del resto la felice riuscita di un progetto tecnico è molto simile alla felice riuscita di un puzzle: si tratta, in entrambi i casi, di incastri reciproci, di varie tessere che devono combaciare fra loro affinché il quadro d’insieme sia limpido e corretto; certo, nel calcio le inserzioni tra i vari pezzi di una squadra – giocatori, allenatori, società – sono un po’ più malleabili, solo che tra Rudi Garcia e il Napoli le distanze erano e sono rimaste troppo ampie, da qualsiasi punto di vista.
La sensazione per cui mancasse una certa cura del dettaglio, nel corso delle settimane, non si è affievolita, anzi, è cresciuta.
Di conseguenza il Napoli ha cominciato a perdere dei riferimenti che erano già piuttosto labili, le partite contro squadre di livello più alto sono andate tutte malissimo ( si pensi alle sconfitte interne con Lazio, Fiorentina e Real Madrid, al pareggio interno contro il Milan dopo che i rossoneri si erano addirittura portati sul doppio vantaggio)e così anche i giocatori sono stati inghiottiti dalla spirale negativa, al punto di calare notevolmente nel rendimento.
Cosi, per sostituire l’ex tecnico di Roma e Lille, la scelta è ricaduta su un grande ex: Walter Mazzarri, nome capace di mettere d’accordo media e tifosi.
Dieci anni dopo l’ultima apparizione di Mazzarri sulla panchina del Napoli, tuttavia, nulla della positivissima prima esperienza in azzurro del mister è stato replicabile.
Cinque sconfitte in dodici partite è stato il bilancio dell’allenatore toscano, nettamente peggiore rispetto a Garcia, tanto negativo da condurre un Napoli ereditato al quarto posto sino alla nona posizione della classifica,lontano non solo dal podio, ma anche e soprattutto dalle coppe europee.
Il Napoli di Walter Mazzarri ha certamente avuto un’identità, un’idea di gioco, ma a mancare è sembrata essere la fame.
Il pareggio in casa con il Genoa ed i fischi di tutto il “Maradona” hanno portato all inevitabile esito: il secondo esonero stagionale.
De Laurentiis, troppo orgoglioso per ammettere i suoi fatali errori, si è trovato nella scomoda posizione di dover ritrovare subito un nome per la sua squadra, sopratutto per affrontare l’importantissimo appuntamento di ieri sera, quando allo stadio “Diego Armando Maradona” è andato la sfida di andata contro il Barcellona, valevole per gli ottavi di finale di Champions League.
Lunedì 19 febbraio, la scelta è ricaduta su Francesco Calzona, alla sua prima esperienza da primo allenatore di un club in serie A, ma alla sua terza esperienza al Napoli (precedentemente come collaboratore di Sarri e Spalletti).
Il nuovo allenatore calabrese, attuale ct della Slovacchia, debutterà nella massima serie dopo tante panchine come secondo.
La sua missione sarà quella di provare a salvare il salvabile dopo un anno disastroso su una panchina che ha già assistito a due esoneri.
“Un allenatore può cambiare poco ma non abbiamo tempo, dobbiamo accelerare questo processo di apprendimento.
Non abbiamo più scusanti, l’ho detto ai giocatori, dobbiamo migliorare la nostra posizione.
Il Barcellona è una squadra forte, una delle più forti in Europa, non abbiamo paura perché siamo il Napoli, ma giocano con loro grandissimi giocatori e hanno un top allenatore”.
Queste le parole con cui il nuovo mister, in conferenza stampa, si presentava prima del grande match contro il Barça di Xavi.
Il match contro i blaugrana e poi terminato in pareggio, un risultato che soddisfa i pronostici dei media: “Gran lavoro sulla testa della squadra e sulla mentalità. Ai punti avrebbe persino meritato di vincerla”, recita la pagella di “Tuttomercatoweb”.
Più moderato invece il giudizio de “La Gazzetta dello Sport”: “Giudizio impossibile con 24 ore di lavoro. Il cambio di Kvara è coraggioso. E Osimhen gli fa guadagnare tempo per andare a giocarsela a Barcellona”.
Francesco Calzona tutto sommato ha convinto nella sua prima apparizione in azzurro: la sua fama da amante del bel gioco e la sua grinta fanno accendere una luce di speranza nel cuore di tutti tifosi e del club stesso.
La mission del terzo mister del Napoli sarà quella di avviare un un nuovo percorso, riportando serenità e consapevolezza ad un ambiente infelice, per cercare di preservare e recuperare tutto ciò che era stato costruito poco meno di un anno fa, e che con il passare del tempo svanisce sempre di più, traghettando la squadra verso il miglior piazzamento possibile.
Poi, a bocce ferme, sarà tempo di giudizi, e di assunzione di responsabilità : e difficilmente qualcuno ne uscirà indenne.
Articolo a cura di Ludovico Liso
