La comunità Luiss tutta si stringe intorno alla famiglia di Emanuela. Emanuela si era formata presso la nostra Università e qui era cresciuta diventando una giovane e brillante manager. E’ scomparsa a soli 34 anni, vinta da un dolore muto.
Emanuela non è morta per un evento straordinario: ogni anno, oltre l’8% delle ragazze si ammala di disturbi del comportamento alimentare. Ogni anno sono 3 mila le persone uccise da questa malattia. Pochi numeri che dimostrano quanto sia drammaticamente inadeguata l’attenzione sociale davanti a un problema che rappresenta la seconda causa di morte in Italia per le ragazze fino ai 25 anni.
Di anoressia, se ne parla ancora troppo poco e troppo maldestramente. Il problema va affrontato con tutta la gravità che merita sin dai suoi esordi, smettendo di pensare che sia solo un capriccio, una fissazione, una parentesi.
Occorre piena consapevolezza che si tratta di un male oscuro, una malattia psichiatrica che va riconosciuta ai sintomi embrionali, prima che diventi irreversibile.
Con la pandemia i disturbi del comportamento alimentare sono esplosi e nonostante ciò si continua ancora oggi a far fatica a pesarne l’effettiva importanza. Ancora oggi questa malattia sopporta il peso dei pregiudizi che mortificano chi ne soffre e rendono difficile l’organizzazione delle cure. Infatti ad oggi la metà della regioni italiane non ha una rete completa di assistenza e si sottovaluta ancora la gravità di una patologia psichiatrica grave e a volte mortale.
E come tutte le patologie multifattoriali, con sintomi complessi e molte cause, sono malattie democratiche che non riguardano soltanto alcune fasce di età, alcune classi sociali, la realizzazione o meno sul lavoro o nella vita privata. Abbiamo bisogno di cure migliori, di fondi , di strutture adeguate in ogni regione del nostro paese. Abbiamo bisogno di cultura e sensibilità su una malattia gravissima, cronica e che può essere purtroppo mortale. Molto difficilmente le malattie legate all’alimentazione si presentano da sole, e assai più spesso sono accompagnate da patologie come disturbo ossessivo compulsivo (DOC), depressione, ansia, disturbo bipolare, disturbo borderline di personalità, disturbo da stress post traumatico ecc. Anche questo è fondamentale nel percorso di cura e ne determina l’esito.
Nel ricordare Emanuela, dolce, bella e giovanissima ragazza, l’università vuole sottolineare l’importanza della diagnosi, della cura, dell’alleanza terapeutica e a tal fine rinnovare la possibilità gratuita che viene data a tutti gli studenti, i dipendenti e i collaboratori di usufruire dello sportello di ascolto psicologico ,Luiss ti ascolta, e del servizio di orientamento nutrizionale, Luiss Nutritional Care, perché dai DCA si può guarire

Un pensiero su “Quando il silenzio diventa letale: addio Emanuela”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *