30 ottobre 2023, Théâtre du Châtelet di Parigi, incontro annuale per la consegna del Pallone D’Oro (premio dato al giocatore che ha eseguito la miglior stagione nell’anno 2022/2023).
I principali protagonisti di questa edizione sono stati senza dubbio i giocatori che, nella passata stagione, hanno maggiormente brillato,sia individualmente che nel collettivo: Messi, Haaland e Mbappé.
Nonostante l’alea d’ incertezza relativa alla valutazione da parte della commissione nominata dall’Equipe, nei giorni precedenti alla cerimonia, il successo di Lionel Messi era così tanto suffragato che alcuni bookmakers avevano addirittura tolto la quotazione della sua vittoria.
Tale situazione non è passata di certo inosservata, ma in difetto di prove valide e fatti tangibili, risulta superfluo focalizzare l’attenzione su ciò che non è stato piuttosto che su ciò che è.
Messi ha vinto il suo ottavo pallone d’oro, questa è la realtà, cosi com’è stato reale ed imprescindibile il suo contributo per la vittoria del mondiale da parte dell’Argentina, sia per numero di reti realizzate (sette, di cui due in finale), sia per l’indiscussa leadership mostrata durante la competizione.
Sebbene questi elementi di valutazione siano stati determinanti per l’assegnazione del premio alla “pulga argentina”, risultano agli occhi della critica poco chiari i criteri valutativi adottati dalla commissione.

Quest’anno la corsa all’ambito premio, sulla carta, sarebbe dovuta essere ancora più emozionante dato che oltre il “prescelto” Messi anche i due baby prodigi Erling Haaland (capace di centrare uno storico triplete con il Manchester City, arricchito da 52 gol segnati) e Kylian Mbappé (capocannoniere del mondiale in Qatar e finalista dello stesso) vantavano un’annata a dir poco straordinaria.
I Giornalisti individuati da France Football hanno ritenuto la vittoria del mondiale dell’Argentina riferibile sopratutto alle straordinarie prestazioni del singolo giocatore,piuttosto che al gioco collettivamente espresso dalla squadra, preferendo così come criterio per l’assegnazione del premio il contributo individuale piuttosto che collettivo.

Motivo per cui, sebbene sia Haaland che Mbappè abbiano riportato grandi successi con le rispettive squadre, non sono stati ritenuti idonei per la conquista dell’ambito premio, in quanto meno “indispensabili” di Messi nel raggiungimento dei predetti traguardi.

Il fatto che viene maggiormente contestato al 10 Argentino rispetto all’assegnazione del pallone d’oro riguarda le sue discutibili prestazioni con il PSG durante tutta l’annata.
La squadra ha vinto il titolo in Francia, ma l’apporto di Messi a questo successo è stato ritenuto superfluo e di poca rilevanza.
È evidente che Messi abbia avuto anni migliori, e probabilmente non ci sarebbe stato assolutamente nulla di strano se fosse arrivato secondo, terzo, quarto o quinto.
E forse sarebbe stato anche più giusto.
Parlare di “scandalo”, però, appare eccessivo.

È anche vero, tuttavia, che la polemica di questa assegnazione sia necessariamente da contestualizzare e, soprattuto, si basa sul confronto con le numerose situazioni verificatesi negli anni precedenti, in cui la scelta di assegnare il premio ad un giocatore piuttosto che ad un altro sembrava basata su criteri del tutto arbitrari e tal volta molto discutibili, peraltro spesso configurandosi a favore del “dieci” argentino.
Si pensi al pallone d’oro del 2020, mai assegnato, meritato da Robert Lewandoski, e l’anno successivo consegnato a Messi, il pallone d’oro mai riconosciuto ad Andres Iniesta e Wesley Sneijder, che nel 2010 hanno visto Lionel Messi trionfare sul palco.

In molti hanno espresso il loro dissenso, in particolare Lothar Matthäus, che ha bocciato la votazione definendola : “Una farsa”. Il tedesco ex Inter, vincitore del prestigioso trofeo nel 1990, è un sostenitore della Pulce, ma nonostante questo non ha condiviso la scelta di assegnare il riconoscimento all’asso campione del mondo con l’Argentina, sostenendo che qualcun altro meritasse di più: Erling Haaland.

I criteri effettivi di valutazione rimarranno sempre un tabù, poiché poggiano comunque su scelte soggettive di individui influenzati dal contesto sociale in cui vivono e dalle influenze culturali; l’unica cosa certa in questa vicenda è che l’ottavo pallone d’oro assegnato a seguito della vittoria dell’unico trofeo che mancava per completare un palmares unico nella storia va a costituire il coronamento della carriera di un giocatore che entrerà per sempre nel Pantheon degli dei del calcio.

Articolo a cura di Ludo Liso

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