Una delle figure più controverse e discusse degli ultimi mesi, Jose Mourinho: lo ‘Special One’, tra critiche e accuse, è ancora a galla. Allenatore della Roma da ben tre stagioni, vanta un solo trofeo in giallorosso, vinto nella finale di Tirana di Conference League, oltreché la finale di Europa League della scorsa stagione, persa contro il Siviglia alla lotteria dei calci di rigore.
Svanito il sogno della finale di Budapest, de facto perdendo, al tempo stesso, l’accesso diretto in Champions League, a Mourinho non è restato che accantonare in fretta questo ricordo e ripartire per la nuova stagione di campionato.
I risultati, tuttavia, sono stati ben diversi da quanto gli entusiasmi estivi potessero lasciar immaginare.
Sin dalla prima giornata, infatti, si è assistito ad un inizio di campionato abbastanza complicato per i giallorossi, con il pareggio contro la Salernitana, le sconfitte contro Verona e Milan, ed il pesantissimo 4-1 inflitto dal Genoa.
Dopo 6 giornate abbastanza deludenti si mormorava addirittura di un possibile esonero del tecnico, ovvero delle sue dimissioni.
«Non sono io il problema della Roma».
Parola di José Mourinho, alla vigilia della gara di campionato all’Olimpico contro il Frosinone. Il tecnico portoghese ha così risposto alle critiche che, per la prima volta, gli si sono state mosse a seguito del pesante KO del Marassi.
«Adesso sembra che io sia un problema, non l’accetto. Non lo accetto perché non è vero, io non sono un problema», le parole dello Special One. Che ha spiegato, inoltre, come in estate abbia rifiutato offerte faraoniche per mantenere fede alla parola data ai Friedkin.
«In estate ho avuto la più grande, importante e pazza offerta di lavoro che un allenatore abbia mai avuto nella storia del calcio: l’ho rifiutata proprio per la parola data.
Tre mesi fa c’era quasi un dramma a pensare che potessi andare via.
A Budapest in campo ho detto ai giocatori che sarei rimasto, dopo lo Spezia l’ho ribadito ai tifosi, due-tre giorni dopo ho dato la mia parola a mister Friedkin.
Nel calcio e nella vita le cose hanno molti fattori, non si può dire nemmeno dopo una vittoria “il responsabile è quello lì”, siamo tutti. Io mi sono compromesso dando la mia parola, quindi fino al 30 giugno 2024 sarò qui, sarò qui fino all’ultimo giorno.
Solo Friedkin può dirmi che è finita prima del previsto.
Altrimenti io arriverò alla fine perché sono la stessa persona che ha dato la sua parola ai giocatori, ai tifosi e al mondo.
Se rinnoverei ora? È una situazione ipotetica, non posso rispondere».
I tifosi, però, non sono contenti dell’andamento della squadra: plateali i fischi ed i lamenti espressi a seguito della sconfitta contro il Genoa, efficacissimo modo attraverso il quale i tifosi hanno espresso tutto il loro malcontento nei confronti di una squadra che sembra non funzionare al meglio.
L’arrivo dell’allenatore portoghese a Roma nel maggio 2021 ha ricordato tanto l’arrivo di un imperatore romano acclamato dal suo popolo, di un condottiero eternamente giovane che ha voluto prendere per mano una squadra con tanta voglia di riscatto.
Appare evidente come il contesto sia totalmente mutato.
Lo Special One, uno tra i grandissimi della storia del calcio moderno, uno dei più iconici motivatori del XXI secolo, non ha certo bisogno di presentazioni: la Champions con il Porto,il Triplete dell’Inter, i successi con il Chelsea,Real Madrid e Manchester United parlano per lui.
Si analizzi, tuttavia,un dato di fatto oggettivo:
José Mourinho è un allenatore che, storicamente, lavora molto meglio su base biennale; lo dice la sua carriera, lo dimostrano i numeri.
Soprattutto, Jose Mourinho è un tecnico abituato a lavorare nei top club: squadre capaci di offrigli il meglio che il calcio continentale possa offrigli, o quasi, certamente assai lontane dalla squadra di “bimbi” che lo Special One ha cresciuto nella sua esperienza giallorossa.
Alle prese con il suo terzo anno in giallorosso, l’allenatore deve fare i conti con la realtà;
dopo la disfatta del Marassi, Mourinho ha parlato alla squadra non analizzando la partita ,bensì concentrandosi sulla successiva, cercando di mettere insieme tutti i pezzi di un vaso semi rotto.
Un Mou così non si era mai visto:stanco deluso, a tratti rassegnato;
forse perché non abbiamo mai visto una sua squadra perdere tre partite e pareggiarne due dopo sette giornate di campionato, ritrovarsi al tredicesimo posto.
Bisognerà, adesso, rimettere ordine e ripartire da zero.
Solo questo potrà evitare allo Special One non solo di evitare un enorme fallimento professionale (di questo passo, si può essere tanto certi di una sua conferma fino a fine stagione?) ma, sopratutto, come uomo, infliggendo alla Roma e a tutti i romanisti (tornati a sognare dopo Tirana) una cocentissima delusione.
Articolo a cura di Ludovica Liso
