Vivere ha un costo, ma oggi la sopravvivenza sembra essere un lusso che sempre più in pochi possono permettersi. Fattori come la guerra russo-ucraina, la crisi climatica e il post pandemia Covid-19 hanno giocato un ruolo cruciale nella crescita dell’inflazione; la pandemia ha condotto a una diminuzione dell’offerta, dovuta alla chiusura di diverse attività imprenditoriali che non sono riuscite ad affrontare le eccezionali circostanze in cui si sono ritrovate, e un aumento della domanda da parte dei consumatori, agevolati dallo smart-working che ha permesso di mantenere il proprio lavoro a stipendio pieno e dai sussidi governativi forniti. Secondo il Rapporto Coop 2023, presentato in anteprima lo scorso 7 settembre a Milano, l’aumento smisurato dei prezzi dei beni di prima necessità ha avuto delle ricadute non indifferenti sulla spesa degli italiani, che nel primo semestre del 2023 è diminuita di circa il 3%: un monitoraggio realizzato dall’ O.N.F. (Osservatorio Nazionale Federconsumatori) ha evidenziato, a giugno 2023, un rincaro dei prezzi di un paniere di 30 prodotti essenziali di circa il doppio rispetto a giugno 2022. A crescere in maniera più rilevante sono stati i prezzi del pane (32%), della pasta (39%) e dei pomodori pachino (25%).

Ciò ha indotto gli italiani non solo a ridurre la spesa, ma a modificare le proprie abitudini: il 90% afferma di aver ridotto gli sprechi, il 78% predilige prodotti in offerta, mentre il 68% sceglie prodotti a marchio del distributore. Ancora, circa il 40% del campione preso in considerazione ha diminuito l’acquisto di prodotti biologici e sostenibili, mentre il 63% ha spostato la propria attenzione verso i discount, a scapito dei classici supermercati, inducendo il consumatore a intraprendere una “caccia al prezzo più basso”, spostandosi di negozio in negozio alla ricerca dell’offerta più conveniente. Inoltre, secondo i dati, un italiano su cinque afferma di non avere più un’identità alimentare e di ciò ne risente anche l’iconica “dieta mediterranea”, come vuol dimostrare il crollo degli acquisti di frutta e verdura, pari al 15,6%. Gli italiani hanno dovuto, pertanto, rinunciare non solo alla quantità dei prodotti che servono sulle loro tavole, ma anche alla qualità stessa di ciò che consumano.
 
L’inflazione ha accentuato le disuguaglianze sociali: infatti, la classe media oggi si trova divisa tra chi continua ad arricchirsi e chi si “ impoverisce” sempre più.
Inoltre, il potere di acquisto dei consumatori si è fortemente ridotto, incidendo pesantemente sui consumi e inducendo le famiglie, per tale motivo, a spendere di più per un carrello della spesa più leggero, come evidenziato anche da Confersercenti (associazione delle imprese italiane del commercio).
 
A difesa delle famiglie, è intervenuta l’associazione per la tutela dei consumatori Assoutenti, la quale ha chiesto al governo un provvedimento di intervento per calmare il paniere di beni essenziali, a tutela soprattutto delle classi meno abbienti.
Difatti, nonostante una leggera decelerazione nella crescita dell’indice dei prezzi al consumo, il 28 settembre, il governo Meloni ha siglato un accordo con Confersecenti, Confcommercio e Federdistribuzione, definito “trimestre anti-inflazione”, un’iniziativa volta a favorire il contenimento dei prezzi e a tutelare il potere di acquisto delle famiglie. Dal 1° ottobre al 31 dicembre 2023, le imprese aderenti proporranno una gamma di prodotti, composta da beni di prima necessità, alimentari e non alimentari di largo consumo, a prezzi contenuti, a tutela dei consumatori.
 
Potrebbe essere il primo passo verso un ritorno alla “normalità”?

articolo a cura di Mariarosaria Lacopo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *