“Risultati deludenti”. Così Vivendi, l’azionista di maggioranza di TIM, ha giudicato le performance della relazione finanziaria trimestrale, richiedendo una riunione straordinaria del CDA, nella data di giovedì 11 novembre, per discutere le strategie del gruppo.
Il CDA straordinario si è chiuso con un nulla di fatto, non apprezzato dal mercato, con il titolo che ha perso il 4% nella seduta del giorno dopo.
È in questo contesto di instabilità che si inserisce KKR, un fondo di Private Equity americano con più di $430miliardi in gestione.
TIM annuncia, nel tardo pomeriggio di domenica 21 novembre, che il CDA si è riunito per prendere atto della non-binding offer, da parte di KKR, sulla totalità delle azioni della società. L’offerta valuta TIM circa $12miliardi, con un prezzo per azione pari a €0.505. Le società entreranno quindi nel periodo di due diligence, della durata prevista di un mese.
All’apertura dei mercati la notizia è stata positivamente accolta, con il prezzo che ha subito un aumento del 40%, attestandosi a €0.49, livelli molto vicini a quelli dell’offerta.
Nonostante l’apprezzamento da parte dei mercati, la posizione di TIM è tutt’altro che chiara.
Vivendi, oltre a ritenere il prezzo offerto insufficiente, non intende dismettere la sua quota.
Nel frattempo, nel CDA si sono verificate tensioni interne, con i rappresentanti di Vivendi fortemente contrari e il CEO che accusa “una mancanza di rispetto verso il mercato”, ricordando che la decisione finale spetta ai soci, e non al CDA, che sembra ostacolare la valutazione della proposta. La discussione è infatti stata inserita come ultimo punto dell’ordine del giorno della riunione.
Articolo di @gimmypumo
