Questa notte, per ancora una volta in questa in questa decade, ci sarà LA sfida nella corsa all’anello NBA.
In gara 1, del secondo turno di playoff ad ovest, infatti, LeBron James e i suoi Los Angeles Lakers sfideranno i Golden State Warriors di Stephen Curry.
Ma perché questa è “ LA SFIDA”?
Tutto inizia nel giugno 2015, in cui, in gara 1 delle Finals si sfidano i Cleveland Cavaliers di LeBron James – tornato nella franchigia dell’Ohio, dopo la parentesi ai Miami Heat, con cui ha ottenuto 2 titoli, per vincere l’anello promesso alla sua terra natale – ed i Golden State Warriors di Stephen Curry, che dopo una stagione da MVP e dopo l’eliminazione al primo turno dei Playoff dell’anno prima, sembra pronto a vincere il primo anello.
È una serie al cardiopalma, le due squadre si pareggiano partita dopo partita, fino ad arrivare a gara 6.
Ai Cavaliers non bastano i 32 punti di LeBron per mandare la serie a gara 7 e gli Warriors vincono il loro primo titolo NBA dopo 40 anni.
Quello che però nessuno aveva ancora capito è che questo accoppiamento si sarebbe rivisto per altre tre volte negli anni successivi e avrebbe segnato l’inizio di una nuova era del basket NBA con protagonisti proprio le star delle 2 squadre: Curry e LeBron.
L’anno dopo, per i Golden State Warriors, sembra tutto in discesa, la franchigia della California, infatti, sulle ali dell’entusiasmo dell’anno precedente finisce la regular season con un record di 73 vinte e 9 perse, (levando il primato ai Chicago Bulls di Michael Jordan del 1996, che conclusero la stagione con un record di 72-10) rendendoli automaticamente i favoriti al titolo.
Però, arrivano i playoff NBA e gli Warriors si trovano già nei problemi alle Finali di Conference contro gli Oklahoma City Thunder, arrivando a gara 4 sotto 3-1.
Servirà l’ora bi-MVP Stephen Curry, che con l’aiuto di Klay Thomson e di Andre Iguodala (Finals MVP 2015) riuscirà a rimontare da 1-3 a 4-3 portando alle NBA Finals i suoi Warriors che, nonostante le vicissitudini, si sentono fiduciosi di poter vincere l’anello, anche se dovranno ancora una volta fare i conti con i motivatissimi Cleveland Cavaliers di LeBron.
Inizia così la serie finale NBA 2016, quella che verrà ricordata come una delle più belle di sempre.
Per le prime 4 partite la serie è a senso unico, i Golden State Warriors si portano sul 3-1, pronti già ai festeggiamenti per il back to back.
Il nativo di Akron non è però d’accordo.
Come verrà detto in conferenza stampa dopo gara 4: “Nessuna squadra ha mai rimontato da 3 a 1 nelle Finals”, questa frase invecchierà male…
Per le 2 partite successive, infatti, non ci sarà verso di fermare LeBron e compagni, che nonostante gli sforzi degli Warriors espugnano la loro difesa, forzando la serie a gara 7.
Con la palla a due del 20 giugno 2016 inizia una delle più importanti partite di sempre nella storia dell’NBA.
È una gara combattutissima e le due squadre hanno punteggio pari per quasi tutto il tempo.
Inizia il quarto-quarto, le due squadre giocano sulla resistenza nervosa ma non c’è nulla da fare per gli Warriors, i Cavaliers sono dei mostri.
Kyrie Irving, guardia dei Cavaliers, che verrà poi soprannominato “il Picasso dell’era moderna”, segna, a soli 24 anni, il tiro che decide le più grandi NBA Finals della storia, appena dopo che Flavio Tranquillo, nella telecronaca italiana della partita, grida “è la Gioconda, non è una stoppata” riferendosi a LeBron James, che, percorrendo tutto il campo, prende il volo e inchioda sul tabellone la palla lasciata dalla mano di Andre Iguodala, fermando il contropiede degli Warriors, che li avrebbe portati a +2.
Il cronometro va a 0, i favoriti hanno perso e LeBron, che diventa l’unico nella storia ad avere una tripla doppia di media alle Finals, dopo aver abbracciato i compagini, scoppia in lacrime.
Il Re ha tenuto fede alla sua promessa: è riuscito a far vincere il primo titolo alla sua terra e lo scolpirà per sempre nella storia esclamando davanti alle telecamere “CLEVELAND, THIS IS FOR YOU”.
È una disfatta per gli Warriors, che però, si rifanno nel mercato di quell’estate, portando alla loro corte, Kevin Durant, uno dei più grandi realizzatori della storia e MVP dell’anno 2014.
Nella stagione 2016-17 gli Warriors hanno voglia di rivalsa e con il nuovo entrato nella squadra fanno una stagione incredibile, concludendola con un record di 72-10.
Anche i Cavaliers, che invece hanno voglia di ripetere l’anno prima, giocano una stagione degna di nota; infatti, sono queste due squadre ad arrivare, DI NUOVO, alle Finals.
Le finali del 2017 sono totalmente diverse da quelle dell’anno prima, gli Warriors sono infermabili e, nonostante gli sforzi di LeBron, i Cavaliers soccombono nella serie per 4 a 1.
È fatta, i Golden State Warriors vincono il secondo titolo in 3 anni e si riscattano agli occhi di tutti, ma, com’è facile immaginare, la storia non finisce qui.
L’anno 2018 non si smentisce e le finali NBA vedono ancora come protagonisti gli Warriors ed i Cavaliers, dove, purtroppo per LeBron, dopo l’addio di Kyrie Irving, è l’unico della squadra che ha ancora voglia di vincere e di impegnarsi in modo costante.
Se le finali del 2017 erano state a senso unico, le finali del 2018 lo sono ancora di più.
Nonostante gli sforzi del Re, è una disfatta per Cleveland, che perde la serie 4-0, sancendo così il tanto atteso back to back della franchigia della Baia.
Negli anni successivi, però, gli infortuni in casa Warriors impediranno alla squadra di tornare a vincere alle Finals, fino al 2022, in cui sono riusciti a battere 4-2 i Boston Celtic, grazie ad una prestazione da 43 punti in gara 4 di Steph Curry e agli sforzi di tutta la squadra per far proseguire la dinastia.
Dall’altra parte, invece, LeBron James approda nella stagione 2018-19 a Los Angeles, firmando un contratto quadriennale da 154 milioni con i Lakers, con cui vince un titolo inaspettato nel 2020, battendo per 4-2, i Miami Heat di Jimmy Butler.
Stanotte sarà la prima volta, dal 2018, che i due amici-nemici, Curry e James, si rincontreranno ai Playoff NBA.
Sono passati anni dall’ultima volta e nel frattempo entrambi hanno fatto tanta strada, sono infatti diventati rispettivamente il più grande tiratore di sempre dalla lunga distanza (3339 triple) e il più grande marcatore di sempre (38652 punti).
Tutto lascia quindi pensare che sarà una serie da non perdere
A cura di Federico Pieretti
