Questa che raccontiamo è la storia di Martina Scialdone, avvocato civilista che da anni difendeva i diritti delle donne e dei minori dai maltrattamenti di compagni, mariti, padri.

La storia di Martina ha una trama tutt’altro che semplice, un richiamo espresso alla tragedia sofoclea.
È una storia caratterizzata dalla follia, quella più funesta, quella amorosa: era il 13 gennaio quando è stata uccisa dal suo ex con dei colpi di pistola al cuore.

L’uomo non aveva mai accettato la decisione di Martina che, dopo essersi rivolta ad un esperto, aveva maturato l’idea che quella relazione non avesse più modo di continuare.
A giudicare il caso è il magistrato Maria Monteleone che, in una intervista sul giornale “La Repubblica”, non si è risparmiata dal far presente che purtroppo, al giorno d’oggi, le donne vivono in una situazione di costante pericolo, anche nelle ipotesi in cui la vittima sia una persona “esperta” e consapevole, come Martina.
Lei, infatti, di relazioni come la sua ne aveva viste a bizzeffe con il suo lavoro.

Il magistrato Monteleone ha invitato le donne alla cautela con una dichiarazione molto chiara: “La realtà è che molte non si proteggono, non denunciano. Bisogna che le donne alzino il livello di guardia quando si determinano a interrompere una relazione. Questa storia, più delle altre, ci insegna che le donne devono essere più preparate a non sottovalutare nulla, a non accettare ‘l’ultimo incontro’ che, come dimostrano tanti casi, è quello in cui vengono uccise”.
 
Dopo questa dichiarazione non sono mancate critiche: molte le influencers, alcune tra le più attive e seguite, che hanno gridato al paternalismo, alla donna doppiamente vittima, al moralismo bigotto.

Tutte accuse ampiamente condivisibili, ma che d’altra parte condannano una dichiarazione certamente autorevole che, se letta più a fondo, appare unicamente come un invito alle donne non soltanto ad essere prudenti, ma soprattutto ad avere il coraggio di denunciare.

È pur vero che denunciare non è cosa facile: molto spesso la paura di non farcela, di non sentirsi adeguatamente tutelate da parte della giustizia e della società, blocca e condanna ad una vita di sofferenza.

Tuttavia risulta necessario analizzare più in profondità le affermazioni della dottoressa Monteleone, che per diversi aspetti risultano degne di nota.
Innanzitutto bisogna tenere conto della competenza e dell’esperienza alla base di queste parole, aspetti che non vanno mai sottovalutati, nonostante la tendenza, ormai ampiamente diffusa, di banalizzare qualsiasi mestiere e di giudicarlo a cuor leggerlo, come se dietro non ci fossero dei professionisti.
In secondo luogo, non si può trascurare l’importanza di un tema così delicato come l’amor proprio.

Affermare che molte donne non si proteggono e che hanno bisogno di alzare il livello di guardia, non significa giustificare atti brutali – come quanto accaduto all’avvocatessa romana – ma attivare un campanello d’allarme alla prima violenza subita, sia essa verbale o fisica, evitando così di rifugiarsi in meccanismi mentali tossici e letali.
Tutelarsi è necessario. Per quanta bellezza ci possa essere nel mondo in alcuni casi è necessario essere onesti e ricordare alle ragazze delle nuove generazioni, alle donne, e agli oppressi che dalle sabbie mobili si esce solo attraverso un atto di coraggio.

Sarebbe bello poter dire che nel mondo tutte le persone siano disposte a guardare le spalle altrui come fossero le proprie, a proteggere, ad amare senza mezzi termini e a lasciar andare, ma tutto questo è un’utopia, almeno per il momento.

Si auspica, tuttavia, un cambiamento generale nel modo si sentire, di fare, di essere Uomini.
Bisogna imparare a farsi giustizia da soli, attivando le misure che ognuno ha a disposizione per permettere alla giustizia, attraverso le istituzioni che rappresentano lo Stato, di fare il proprio corso.

Il sacrificio di Martina e di tutte quelle donne che ogni giorno vengono brutalmente uccise dai loro compagni, padri, mariti, fratelli, deve essere un monito per avere il coraggio di urlare BASTA!

E a tutte quelle influencers che gridano al moralismo ci sentiamo di dire di scavare più a fondo e di ricordare che delle volte per salvaguardare interessi più importanti, è bene uscire fuori dal mondo che si immagina, dove tutto è perfetto e le persone violente non esistono, e cercare di tendere una mano a chi si trova in rapporti malati, non inneggiando al patriarcato, ma aiutandole CONCRETAMENTE a trovare il coraggio di dire basta.

Per Martina e per le vittime, al silenzio, all’indifferenza, alla sopraffazione, alla violenza, con questo articolo noi URLIAMO BASTA. ORA E SEMPRE.

a cura di Mariangela De Feo e Mariafrancesca Pepe

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