‘Il prezzo del compromesso è la perdita della libertà’, Romano Battaglia, L’uomo che vendeva il cielo, 2011
Compromesso …
‘‘Come-promesso’’, inizia così la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, una pubblica – si spera – promessa di non commettere gli stessi errori, di difendere valori considerati innati o, se così non fosse, abbattere limitazioni intelligibili.
Siamo nei frenetici giorni del Mondiale di calcio in Qatar e, tra le varie polemiche, spicca quella relativa al ruolo che la donna occupa nel Paese ospitante, giudicato come estremamente controcorrente rispetto alla visione della maggior parte delle squadre iscritte al torneo.
Ma, si domanda il Nostro calcio: “Come posso mandare, in un giorno di lutto e riflessione, un messaggio forte ai tifosi, molti dei quali distratti da un torneo in cui il Bel Paese nemmeno figura?”
Dalle parti di Via Ippolito Rossellini, Milano, sede della Lega Nazionale Professionisti Serie A, sanno bene come dare risposte immediate, intrise di quel poco ingegno rimasto per seguire l’onda della sensibilizzazione mediatica, che a sento dura 48 ore di ogni singolo anno.
Giusto il tempo di alzarsi dal letto il 26 novembre, o di fare il caffè la mattina del 9 marzo che, il giorno precedente, farà parte di tutti gli altri dimenticati sul calendario.
Ogni anno, durante la giornata contro la violenza sulle donne, al social manager incaricato della Serie A, viene dato un compito: creare un video con calciatori e rispettive mogli in primo piano, entrambi con un vistoso segno rosso sul viso.
La reiterazione spegne l’acume e, una volta ogni 365 giorni, quel video è lì, con gli atleti sorridenti, gli hashtag di colore rosso che imperversano sul profilo e questa tanto amata e agognata ‘sensibilizzazione’ che, anche questa volta, viene portata a casa.
‘Portata a casa’,
già, come il risultato al termine dei 90 minuti, come l’Europeo per gli italiani, come la vittoria della squadra del cuore, o come un compito che, anche durante questa stagione, è stato svolto.
Poi, maniche rimboccate alla ricerca del miglior offerente, oltrepassando qualsivoglia forma di meritocrazia e nel rispetto delle gerarchie del denaro, la Lega Calcio sottoscrive un accordo di 3 finali, distribuite in 5 anni, chiudendo la trattativa con il ministro dello sport dell’Arabia Saudita, Turki Alalshikh, per ospitare la Supercoppa italiana e versare nelle casse circa 7 milioni di euro a partita.
Chiusa la pantomima dei canali social in difesa dei diritti delle donne parte della Serie A, perché non chiudere un occhio anche alla visione di 21 milioni di euro (?).
Eccoci davanti a un prezzo per qualcosa che, di astratto, ha soltanto la definizione enciclopedica: il silenzio.
Quanto costa il silenzio nel Nostro calcio? Dal 2018 la Lega ha deciso di regalarci una cifra lineare, precisa, tonda. I diritti, come i calciatori, hanno un prezzo del cartellino, e in Italia valgono 3 rate da circa 7 milioni di euro.
Allora pronti, tutti sui divani, con gli amici, tra birra e risate, a tifare per la finale di Supercoppa a 4.787,4 Km di distanza dallo stadio di Riyad, mentre, a guardare la partita a circa una decina di metri dal campo, ci saranno coloro che solo da due anni hanno permesso alle donne di accedere allo stadio in determinati settori.
In un Paese che deve sottostare alla shari’a, rendendo impossibile l’emancipazione femminile, la donna ha da poco ricevuto la facoltà di viaggiare senza permesso di un uomo e di presentare autonomamente istanza di divorzio, non poteva guidare, se non previo consenso del wali (uomo o parente discepolo di Dio), non può interagire con altri uomini al di fuori dalle mura della propria abitazione.
Donna, la cui parola vale, per tradizione tribale, la metà rispetto a quella di un uomo in sede giudiziaria, rendendo improbo qualsiasi processo.
Non serve portare, ora, all’attenzione, le migliaia di vittime civili causate dai bombardamenti sauditi nello Yemen, né l’impiego di bambini soldato, né le condanne a morte, né, proprio a Gedda, luogo della finale di Supercoppa del 2019, le numerose esecuzioni pubbliche.
L’obiettivo di queste righe è un altro, ossia la condanna al continuo nascondersi dietro un dito, da parte della Serie A, che tanto si pone in difesa dei diritti delle donne, per poi vendersi al miglior offerente, in un teatro che, dietro il sipario del ‘post di sensibilizzazione’, mette in scena un’opera di compravendita raccapricciante.
“Il 25 novembre tutti paladini della giustizia, ma gli altri giorni dell’anno che fate?”, scrivono con veemenza leoni da tastiera per discostarsi dalla massa, finendo per auto-incoronare loro stessi alla carica di ‘paladini del qualunquismo’.
Ottengono consensi, ottengono visibilità, rifiutano, seppur indirettamente, una sensibilizzazione che altri difendono.
Nel frattempo, il Nostro calcio, che non sembra avere minuti di recupero, ma solo tempo per peggiorare ulteriormente il risultato, sorride silente, senza tifosi italiani allo stadio nelle ultime due edizioni in Arabia Saudita, imbellettato da accordi milionari capaci di donare cecità e mutismo a comando, rasentando il miracolo, assistendo una partita che, purtroppo, non durerà solo 90 minuti.
Ci vediamo sul divano di casa, il 18 gennaio alle ore 22.00, ah no, alle 20:00, ora locale.
A cura di Ireneo Ottaviani
