15 ottobre – Roma.
All’interno di Spazio Vittoria di via Vittoria Colonna 11, si sta svolgendo “Huffpost day”, evento celebrativo del decennale della fondazione della celebre testata online.
Sono circa le 11.00 quando Ersilia Vaudo, astrofisica, viene chiamata sul palco per tenere il suo discorso: “Spazio fuori dalla zona di confort.”
Inizia citando una serie di nomi di uomini che hanno attraversato per primi lo “Spazio” arrivando, specificatamente, a porre l’accento sulla missione “Apollo 8” che alla vigilia del Natale 1968 osservò per la prima volta qualcosa che allora era sconosciuto : “IL SORGERE DELLA TERRA”.
La terra infatti – in quella missione- appare per la prima volta lì sospesa; separata solo da un sottile strato blu, l’atmosfera. Intorno ad essa un vuoto soffocante.
Si scopre quindi che attorno alla terra c’è il NULLA. Quel nulla che, se riportato su una scala metrica dove lo spazio sta alla terra come il vuoto sta alla vita, fa capire quanto la paura del nulla, del vuoto, non sia un’invenzione dell’uomo ma un qualcosa che persiste da miliardi di anni.
Si deduce quindi che il vuoto è reale, esiste.
Allora la domanda che sorge spontanea è: tutto ciò che NON E’ VUOTO, cos’è?PASSATO.
L’originaria intuizione arrivò da antiche tribù,secondo cui (diversamente rispetto alla visione della civiltà occidentale, che proietta “in avanti” la propria esistenza, collocando il futuro dinanzi a sé) il FUTURO IN REALTA’ è ALLE NOSTRE SPALLE, la definitiva conferma giunge dall’astrofisica.
Infatti, si è scoperto che quando un uomo guarda un cielo stellato che è davanti a sé, in realtà sta guardando eventi del passato, esplosioni di stelle o fenomeni cosmici che hanno avuto luogo milioni o miliardi di anni fa;
quando guarda il tramonto – sebbene stia vivendo un momento presente – il sole che tramonta non c’è già più da otto minuti; questo il tempo necessario che la luce impiega per attraversare 150 milioni di chilometri che separano la terra dal sole. Quindi in realtà guardare un cielo stellato vuol dire guardare una vasta infinità di passati. Perché ognuna rappresenta un momento di tempo diverso.
Stando a ciò si può affermare che la risposta ai grandi quesiti che l’uomo si è posto non è mai stata nelle stelle ma solo ed esclusivamente nel VUOTO.
Ma il vuoto di per sé è insignificante,
perché nel VUOTO NON C’E’ TEMPO, quindi non c’è futuro.
A dirlo è la teoria della relatività generale,
la quale afferma che il tempo dipende dalla gravità.
Se consideriamo lo spazio-tempo un tappeto elastico, e sopra a questo elastico ci si mette una palla da bowling, l’elastico si deforma e quindi il l tempo si allarga, si estende prende la sua forma. Questo per dire che, ponendo sempre la vita su un scala metrica dove lo spazio sta alla terra così come il vuoto sta alla vita, si può affermare che SOLO ATTRAVERSANDO IL VUOTO CON I CORPI, GRAZIE ALLA GRAVITA’, VIENE A CREARSI IL FUTURO COSI’ PER COME LO SI PERCEPISCE.
Ma la grandiosità del fenomeno, oltre che in questo, appare in tutto ciò che la terra mediante quella linea blu (atmosfera) ha creato nel vuoto cosmico, più assoluto. Infatti mediante lo spostamento di aria nel vuoto si vengono a creare rumori, suoni quindi musica che genera emozione.
Ma, ancora attraverso quel vuoto informe, scuro, nero, grazie alla terra posta lì al centro, si è avuta la percezione dei colori, da cui l’arte, la pittura.
Il modo in cui l’uomo oggi la vede, la percepisce, esiste solo grazie a quello spazio intorno.
Muovendo sempre dalla nostra premessa iniziale (vuoto:uomo=spazio:terra), si può trarre la conclusione che il vuoto,per l’uomo, rappresenta la sola vera occasione che ha per darsi forma, per evolversi.
Se solo riuscisse ad attraversarlo.
A lanciarsi dentro, sebbene di spalle, guardando – stando alla fisica- quindi al passato.
La sinfonia del suono, il rumore dei passi, lo spostamento del corpo nell’aria potrebbero creare un’opera mai vista prima. La sua vita.
Per quanto lo spazio possa fare paura è l’unica vera libertà che all’uomo è concessa.
NELLE STELLE NON C’E’ NESSUNA RISPOSTA.
A cura di Mariangela De Feo
