Fra le differenti novità, positive e un po’ meno, che hanno investito il mondo del calcio negli ultimi mesi, ve n’è una che è stata considerata meno di quanto meriterebbe, essendo destinata a soppiantare e sradicare più di un equilibrio e di un’abitudine che, ad oggi, caratterizzano il calcio mondiale, nonché, qualora effettivamente dovesse riuscire a soddisfare gli scopi che si prefissa di raggiungere, a dare il là ad una vera e propria rivoluzione nell’ambito del calciomercato e, di riflesso, nel mondo del calcio giocato.
Dopo averne già fatto accenno, attraverso una nota ufficiale, in data 20 Gennaio 2022, è notizia dello scorso 30 Marzo (data dell’ultima riunione del Consiglio FIFA) l’ufficialità dell’entrata in vigore, a decorrere dal 1° Luglio 2022, del nuovo regolamento volto a disciplinare il calciomercato globale e, più nello specifico, i trasferimenti dei calciatori professionisti in prestito dall’una all’altra società.
L’introduzione di tale nuovo quadro normativo per i prestiti ai giocatori è un altro passo importante nel contesto della più ampia riforma del sistema dei trasferimenti, il cui processo ,iniziato nel 2017, è stato poi, ovviamente, frenato dalla pandemia che ha caratterizzato gli ultimi due anni della vita globale, determinando lo slittamento dell’entrata in vigore delle norme in questione, inizialmente prevista per luglio 2020.

Ma, effettivamente, in cosa consisteranno le novità? La FIFA le aveva già elencate nei mesi scorsi:
- Una durata minima del prestito, rappresentata dall’intervallo tra due periodi di registrazione, e una durata massima del prestito, ovverosia un anno;
- Divieto di sub-prestito di un giocatore professionista, già acquistato in prestito da una prima società, a un terzo club;
- Una limitazione al numero di prestiti per stagione tra gli stessi club: in un dato momento durante una stagione, un club può avere solo un massimo di tre professionisti ceduti in prestito a un unico club e un massimo di tre professionisti presi in prestito da un unico club;
- Una limitazione al numero totale di prestiti di un club per stagione.
Per quanto riguarda la limitazione al numero totale di prestiti,un periodo di transizione compreso fra luglio 2022 e luglio 2024, determinerà una progressiva diminuzione del numero di giocatori che, in uno stesso momento, una determinata società potrà aver acquistato e ceduto in prestito, fino a pervenire al definitivo risultato di Luglio 2024.
Più nel dettaglio:
- Dal 1° luglio 2022 al 30 giugno 2023, un club potrà avere un massimo di otto giocatori acquistati in prestito e otto ceduti in prestito in qualsiasi momento durante una stagione;
- Dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024 si applica la stessa configurazione ma con un massimo di sette calciatori;
- Infine, dal 1° luglio 2024, si applicherà la stessa configurazione ma limitata a un massimo di sei professionisti.
I giocatori di età pari o inferiore a 21 anni e i giocatori cresciuti nel club saranno esentati da queste limitazioni.
Le nuove norme avranno in ogni caso come obiettivi fondamentali:
1.Sviluppare i giovani giocatori;
2.Prevenire l’accaparramento dei giocatori;
3.Promuovere l’equilibrio competitivo.

A livello nazionale, alle federazioni affiliate alla FIFA sarà concesso un periodo di tre anni per attuare regole per un sistema di prestiti in linea con i principi stabiliti a livello internazionale.Ma quanto efficaci potranno essere tali norme? Quali sono i pro, e gli eventuali contro, che l’introduzione di queste norme potrà comportare? Gli obiettivi individuati dalla FIFA per rendere, contestualmente, il calcio maggiormente “sano e competitivo” potranno realmente venire raggiunti attraverso l’applicazione di questo regolamento?
- A primo acchitto, sicuramente è riscontrabile più d’un effetto positivo che l’entrata in vigore di tale regolamento potrà portare con sé; le norme che lo costituiscono, infatti, sembrano essere abbastanza efficaci, e dunque, adatte a poter effettivamente soddisfare e concretizzare gli obbiettivi che il regolamento stesso si propone.
Il tetto massimo di giocatori acquistabili e cedibili in prestito nell’arco di una stessa stagione (destinato a scendere ad un massimo di sei professionisti a partire dalla stagione 2024-2025), comporterà sicuramente un drastico cambiamento di vedute e strategie da parte della stragrande maggioranza dei club (specie quelli di fascia medio-bassa, di solito tendenti a impostare le proprie campagne acquisti proprio sull’acquisto, in prestito, di esuberi dei grandi club), e molto probabilmente avrà una positivissima ricaduta sui settori giovanili, in quanto, essendo costretti a ponderare le proprie scelte sui giocatori da acquistare in prestito, allo stesso tempo le società in questione saranno più o meno “costrette” a dare fiducia ai ragazzi dei propri vivai (anche in ragione dell’esenzione dalle suddette regole prevista per i c.d. “giocatori cresciuti nel club”, che, per esempio, in Italia sono individuati come i giovani calciatori di età compresa fra i 15 e i 21 anni che, in maniera continuativa o meno, abbiano vestito la maglia di un club per almemo tre stagioni).
Il contestuale divieto di sub-prestito di un giocatore professionista,già acquistato da una prima società , a un terzo club, determinerà, oltre che una maggiore attenzione da parte delle società acquirenti in sede “di scelta” durante il calciomercato, anche, e necessariamente, un maggior minutaggio destinato ai calciatori in questione, in quanto, non potendo cedere a terzi club il calciatore acquistato con tale modalità, e non potendo ricorrere “illimitatamente” all’acquisto in prestito di suoi sostituti, le società dovranno necessariamente affidarsi ai calciatori scelti in precedenza, di fatto venendo costrette a dar loro fiducia, consentendo dunque ai calciatori in questione di potersi esprimere con minori pressioni e di avere maggiore stabilità: una conseguenza, questa, sicuramente vantaggiosa per i giovani, spesso penalizzati (finendo poi per perdersi) dalle girandole di prestiti dalle quali, nella maggior parte dei casi, non possono sottrarsi una volta usciti dai settori giovanili.
Interessante è considerare come tali effetti potrebbero portare enorme giovamento al movimento calcistico italiano, che trova proprio nella difficoltà riscontratata nel lanciare e valorizzare i giovani talenti una delle principali cause del difficile periodo storico che sta attraversado (ma questa, Ca va sans dire, è un’altra storia).
Di pari passo procederebbe, inoltre, il raggiungimento degli obiettivi individuati nel prevenire l’accaparramento di giocatori e nella promozione di un maggior equlibrio competitivo.
La limitazione del numero di giocatori acquistabili o cedibili in prestito, in uno stesso arco di tempo, dalle società, avrà sicuramente come primo effetto quello di determinare una diminuzione di quell’atteggiamento, ormai tipico dei top club di ogni campionato, consistente nell’acquistare, o per lo meno nel provare a fare ciò, tutti i migliori talenti in circolazione, spesso senza nemmeno essere mossi da un reale interesse nei confronti dell’atleta in questione, ma, piuttosto, attratti dall’opportunità di “fare uno sgarbo” a qualche competitor, o di utilizzare l’atleta in questione come “pedina di scambio”, in sede di trattative, per poter acquistare atleti sicuramente ben più utili alla causa, oppure poiché semplicemente allettati dalla possibilità di acquistare giovani di prospettiva a prezzi ragionevoli, per poi rivenderli a terzi a prezzi maggiori (di fatto compiendo l’ attività del c.d. “player trading”),riuscendo anche ad aggiungere un’ulteriore fonte di entrata ai già ricchi bilanci che caratterizzano queste società.
La limitazione al numero totale di acquisti e cessioni in prestito possibili da effettuare in una singola stagione, dunque, avrà sicuramente l’impatto di limitare tale comportamento dei top club (che, non potendo più compiere un illmitato numero di operazioni finalizzate a “sfoltire” rose notevolmente appesantite da acquisti di questo tipo, pondereranno sicuramente meglio su quale atleta effettivamente investire), e di fatto potrà determinare una notevole riduzione del gap tecnico ed economico che, attualmente, intercorre fra tali società e gli altri club che compongono le varie leghe di riferimento.
Da un punto di vista prettamente tecnico, infatti, diminuendo il numero di calciatori potenzialmente acquistabili dai top club, conseguenzialmente aumenterebbero l’appeal e le possibilità che, effettivamente, club di fascia medio-bassa potranno sfruttare per attrarre giovani talenti, potendo dunque ambire ad acquistarli a titolo definitivo (sfruttandoli, dunque, come veri e propri asset societari e potendo mirare , successivamente, a rivendere i loro cartellini, sistemando i bilanci societari) necessariamente comportando, a lungo termine, un miglioramento, in termini di competitività, di tutti i tornei, andando così a ridurre quell’ampia forbice che ad oggi separa i top club d’europa (quelli, tanto per intenderci, stuzzicati dalla possibilità di creare una superlega fra “pares”) e le restanti società.
Ma tale norma, unita anche alla limitazione al numero di prestiti per stagione che due club possono concludere reciprocamente (fissato , è bene ricordarlo, ad un massimo di tre professionisti cedibili in prestito a un unico club e, di conseguenza, di tre professionisti acquistabili in prestito da un unico club) comporterà anche un’altra , rilevantissima, conseguenza: la definitiva parola fine su quei veri e propri “imperi di giocatori” che, nel corso degli ultimi anni, hanno rappresentato un vero e proprio asset d’oro per determinate società, e che spesso sono stati alla base di vere e proprie “alleanze” fra club diversi, soventemente accomunati da una stessa proprietà, in sede di calciomercato, che hanno , di fatto, spesso reso un club una sorta di succursale dell’altro (esemplificativi, ad esempio possono essere gli anni in serie B della Salernitana di Lotito, la cui rosa è spesso stata costituita da calciatori ceduti in prestito dall’altro club del patron, la Lazio).
L’introduzione di questi vincoli, infatti, da un lato impedirà a società più ricche di poter fare razzie di giovani talenti sul mercato, di fatto utilizzando le somme delle loro successive cessioni per finanziar le proprie campagne acquisti faraoniche (un esempio per tutti sia rappresentato dall’acquisto di Lukaku , da parte del Chelsea la scorsa Estate, per 115 milioni di euro, finanziati interamente con le cessioni di giovani calciatori, di proprietà del club, ceduti in prestito nel corso degli scorsi anni), e dall’altro, allo stesso modo, eviterà che società dotate di disponibilità economiche di fatto illimitate (come il PSG, ma anche il nuovo Newcastle saudita) possano acquistare atleti senza alcun limite, non dovendosi preoccupare delle perdite economiche che, in società obbligate a guardare con maggior attenzione ai bilanci, il deprezzamento e la svalutazione di calciatori pagati a peso d’oro, e poi accantonati per sostituti ancor più altisonanti comporterebbe.
Il tutto, ovviamente, avrebbe un’importantissimo effetto sulla competitività delle varie competizioni, in quanto si andrebbe a limitare fortmente una delle principali cause alla base delle siderali distanze tecniche che intercorrono fra i top club e le società “normali”: il gap economico che le separa.
- Tuttavia, non sono solo positivi gli effetti che questa riforma porta con sé.
Dietro l’apparenza di aver trovato una soluzione perfetta ad alcuni dei problemi più tipici, sicuramente più influenti, del calcio dei nostri tempi, vi sono anche degli effetti collaterali che potrebbero palesarsi, e che , di fatto, porterebbero al sorgere di nuovi problemi , che avrebbero come conseguenza gli stessi “mali” che, con l’introduzione di queste nuove norme, si cerca di estirpare.
La limitazione del numero di calciatori complessivamente cedibibili, da uno stesso club, nell’arco di una medesima stagione, determinerà necessariamente per ciascuna società (specie qualora sprovvista di una squadra Under 23 nella quale far crescere i propri giovani; di fatto, quanto avviene per tutte le società italiane, ad eccezione della Juventus) la necessità di valutare attentamente quanti e quali giovani calciatori, di anno in anno, confermare all’interno della propria società proponendo loro un contratto professionistico; e non sarebbe nemmeno una sorpresa, qualora ciò dovesse effettivamente verificarsi, la diffusione della tendenza, da parte dei vari club, di proporre contratti di breve durata ai propri talenti, in maniera tale da non impegnarsi per lungo tempo nel caso in cui i ragazzi non dovessero poi dare seguito alle premesse poste in essere nei campionati giovanili.
E’possibile, in termini poveri, che si restriga ancora di più l’accesso ad un mondo, quello del calcio, e ad una professione, quella del calciatore, già in partenza élitari, con l’aggravante di rendere, per i giovani calciatori, i propri legami con i rispettivi club dei contratti di lavoro a tempo determinato con delle scadenze e delle pressioni ancora maggiori di quanto non avvenga tuttora.
E a nulla, in un contesto del genere, servirebbero, come aiuto, le eccezioni pendenti a vantaggio dei calciatori di età inferiore ai 21 anni e/o cresciuti nei club; al contrario , queste eccezioni potrebbero determinare un’aggravante a carico delle giovani promesse, ed indurre i club a dar loro fiducia fino al persistere delle eccezioni stesse, cioè al compimento del loro 21° anno di età (di fatto, apponendo una “data di scadenza” alle loro ancor giovani carriere), oppure a preferire l’investimento inerente i giovani formati nei propri club (magari, favorendo le carriere di giovani più “modesti”, ma cresciuti nei club, a scapito di ben più talentuosi atleti, non soddisfacenti, però, tale requisito).
Dulcis in fundo, non di certo per importanza, è l’effetto che questa riforma avrà, immediatamente, sulle modalità attraverso le quali è stato fatto calciomercato negli ultimi anni.
Nel post-pandemia, infatti, al fine di non appesantire eccessivamente, nell’immediato, dei bilanci già particolarmente provati dalle perdite derivanti dallo stop forzato, ed in verità gestiti in maniera poco oculata già in precedenza, si è particolarmente diffuso il ricorso a varie, distinte e fantasiose, modalità di acquisto , caratterizzanti anche i trasferimenti di calciatori parecchio “in hype” (e dunque capaci di “muovere” parecchi milioni), fondate proprio sul prestito: un esempio di trattative di questo genere, è quello del “prestito( annuale o pluriennale che sia) oneroso (con cifre anche parecchio ingenti a costituire tale “onere”) con diritto di riscatto al verificarsi di determinate (spesso assai semplici) condizioni o con obbligo di riscatto al termine del periodo prestabilito”. Modalità che hanno riguardato, per citarne alcuni, i trasferimenti di Chiesa e Locatelli alla Juventus ma, allo stesso tempo, anche alcune delle più recenti cessioni effettuate dall’Atalanta , come la coppia Romero-Gollini ceduta al Totthenam nell’Estate 2021.
Per quanto non rappresenti una soluzione particolarmente sana, gli effetti che la rimozione/violazione di questo “espediente” elaborato dai club e gli addetti ai lavori per concludere ugualmente operazioni di un certo calibro, senza tuttavia perdere d’occhio il bilancio, avrebbero sulle finanze delle stesse società,
sono tutti da scoprire.
In conclusione, risulta davvero difficile, a priori, ipotizzare se i pro di questa riforma supereranno, o meno, i contro che potrebbe generare. “Lo scopriremo solo vivendo”, cantava Lucio Battisti, e mai parole furono più azzecate.
Ad oggi, l’unica certezza in nostro possesso è che il mondo del calcio, dal prossimo 1°Luglio, non sarà più come prima.
A cura di Giuseppe di Stefano
