Photograph taken from a Japanese plane during the torpedo attack on ships moored on both sides of Ford Island. View looks about east, with the supply depot, submarine base and fuel tank farm in the right center distance. A torpedo has just hit USS West Virginia on the far side of Ford Island (center). Other battleships moored nearby are (from left): Nevada, Arizona, Tennessee (inboard of West Virginia), Oklahoma (torpedoed and listing) alongside Maryland, and California. On the near side of Ford Island, to the left, are light cruisers Detroit and Raleigh, target and training ship Utah and seaplane tender Tangier. Raleigh and Utah have been torpedoed, and Utah is listing sharply to port. Japanese planes are visible in the right center (over Ford Island) and over the Navy Yard at right. Japanese writing in the lower right states that the photograph was reproduced by authorization of the Navy Ministry. U.S. Naval History and Heritage Command Photograph.

Il giorno in cui gli alleati vinsero la seconda Guerra mondiale.


7 dicembre 1941, ore 7:55 del mattino, il capitano di fregata Mitsuo Fuchida dal suo aerosilurante Katé dirama l’ordine “Tora! Tora! Tora!”. È incominciato l’attacco al cuore della U.S. Pacific Fleet.
183 aerei della prima ondata si lanciano sulla base navale di Pearl Harbor e sui campi d’aviazione di Wheeler e Hickam senza incontrare alcuna resistenza. 
Infatti, nonostante l’U.S. Secret Service sapesse già da settimane dell’imminente attacco, grazie al sistema di decrittazione “Magic” e il rilevamento dell’ avvicinamento della squadra aerea nipponica fatto da un radar sulla collina di Opana, alle 6:47 di quella mattina, non fu diramato alcun allarme. Nessuno statunitense sull’isola di Oahu sapeva cosa stesse per accadere.
In meno di due ore di attacco, gli Stati Uniti persero 8 corazzate, 10 unità navali minori, oltre 400 aerei, 2433 militari persero la vita e circa altri 1200 furono feriti.
Seppure Pearl Harbor sia stata una completa disfatta per gli U.S.A., essa non fu neppure una vittoria definitiva per il Giappone. Tra gli obiettivi prescelti dal comando supremo giapponese mancavano all’appello le tre portaerei, i depositi di carburante dell’isola e i bacini di carenaggio, dunque non era stata intaccata la capacità offensiva americana. A riprova del “fallimento” dell’attacco a sorpresa giapponese si può ricordare una frase attribuita a Isoroku Yamamoto, ammiraglio, stratega eccelso e ideatore del piano: “Temo che tutto ciò che abbiamo fatto sia aver svegliato un gigante che dormiva e averlo riempito di una terribile determinazione”. Parole profetiche. 
L’8 dicembre di fronte ad un Congresso mai come prima favorevole alla guerra, Roosevelt definiva l’attacco come “un’infamia” che doveva essere punita duramente. 
Gli Stati Uniti reagirono già nell’ aprile del 1942 quando dalla portaerei Hornet decollò una squadra di bombardieri B-25 con un carico di bombe dirette a Tokyo. 
E completarono la loro vendetta il 6 agosto 1945 quando fu sganciata la prima bomba atomica su Hiroshima. 

Articolo a cura di @_leonardo.f_

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