È giusto lasciare che i simboli nazionali siano modificati dalla reinterpretazione e che l’arte li rinnovi?
È proprio questo il tema centrale della critica che ha visto negli ultimi giorni protagonista Laura Pausini, che alla Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 ha cantato l’Inno di Mameli.
La nota cantante italiana durante la Cerimonia ha eseguito una performance a dir poco eccezionale per molti, ma allo stesso tempo ha lasciato buona parte del popolo italiano interdetto per aver reinterpretato la versione originale lasciando spazio ad un’interpretazione più melodica e personalizzata. Durante la sua esibizione, infatti, Pausini ha interpretato l’inno con un arrangiamento che accentua il ritmo, apportando numerose variazioni vocali e dinamiche, rappresentative del suo stile pop, decidendo di non mantenere l’ordinaria, solenne e corale interpretazione che si tende ad associare ad un importante simbolo come l’Inno Nazionale. Inoltre, è importante sottolineare che l’inno è un simbolo identitario della nazione, dunque quando si pensa ad esso, è usuale riflettere e immaginare la centralità del coro e del senso collettivo al fine di rappresentare al meglio lo Stato e l’unità nazionale. Possiamo dire che gli inni nazionali tocchino profondamente il livello dell’identità, della memoria storica e dell’orgoglio collettivo; dunque, non è insolito che una reinterpretazione venga percepita come un tradimento alla tradizione e come perdita di solennità ed eccessiva spettacolarizzazione.
Gli oppositori dell’esibizione di Laura Pausini hanno interpretato la performance come un momento che la cantante ha voluto utilizzare per mettersi in mostra e dunque ha voluto trattare l’inno come una “canzone da palco”. Molti importanti critici hanno parlato di un’interpretazione troppo lontana dalla nostra identità musicale poiché è stato trasformato in una ballata pop con numerosi virtuosismi vocali, mirati a mettere in luce la potenza della cantante. A questo proposito, l’opposizione si è scagliata pungentemente mostrando che il numero sia stato percepito da alcuni come una forzatura artistica e inadatta in un contesto che molti considerano sacro ed istituzionale.
Va detto però che l’esibizione di Laura Pausini non verrà ricordata solo per le critiche ricevute in quanto non tutte le voci sono negative. Moltissimi fan, spettatori e colleghi hanno espresso grande entusiasmo verso l’esibizione sostenendo che l’emotività e la potenza vocale della cantante italiana, nota a livello internazionale, lascino trasparire in maniera adeguata l’importanza di tale simbolo ricordando ovviamente che la musica può solo unire e non dividere. Numerosi artisti hanno inoltre aggiunto in sua difesa che un evento così importante, inserito nell’era in cui il moderno viene sempre visto come opportunità ed importante spunto ispirazionale, può accogliere interpretazioni moderne e personali senza sminuire il valore del simbolo nazionale.
Il caso è un fenomeno che già numerose volte si era sviluppato anche in altri Stati come gli Stati Uniti d’America, dove spesso l’inno viene affidato a grandi artisti per essere interpretato durante grandi eventi sportivi come le finali di NBA e Super Bowl. Anche qui si è potuto assistere con cantanti di altissimo calibro al livello mondiale come Beyoncé e Jimi Hendrix, le cui interpretazioni sono state addirittura descritte come dissacranti.
Dunque, questo dibattito dimostra che il problema o la questione centrale non è l’artista ma il modo in cui viene percepito all’interno della Nazione ciascun simbolo: alcune persone accettano che i simboli cambino forma pur restando riconoscibili, mentre molte altre preferiscono che restino fermi e stabili in un mondo in continua evoluzione.
A cura di Ilary Quaglietti
