7 ottobre 2023 6:30 (UTC+3). Gerusalemme.
L’orologio del mondo si ferma. Avviene l’escalation più significativa del conflitto che per decenni ha creato una spaccatura nel Medio Oriente. I riflettori del pianeta si scagliano sulle terre di Israele e Palestina portando luce in luoghi ormai illuminati solo dalle strisce dei razzi che ne costellano i cieli neri dai fumi.
L’assordante fischio delle sirene nelle regioni del centro e del sud di Israele interrompono i festeggiamenti di Sukkot, festa che ricorda la vita del popolo di Israele nel deserto durante il lungo viaggio verso la terra promessa. I cittadini vengono avvertiti di trovare imminente riparo dai 5.000 razzi che solcano il cielo che separa Gaza e Tel Aviv a seguito dell’annuncio dell’inizio dell’operazione “Alluvione Al-Aqsa” di Hamas, organizzazione estremista politico-religiosa palestinese.
Tale intervento è stato susseguito da incursioni armate dei militanti di Hamas che a bordo di veicoli penetrano in Israele e spengono la vita di civili che tentano invano la fuga dal loro incombente destino che per circa 250 individui ha invece comportato la presa in ostaggio ed il trasferimento a Gaza.
7 ottobre 2023 09:39 (UTC+3). Striscia di Gaza.
La risposta della controparte israeliana non tarda ad arrivare. Il ministro della difesa Yoav Gallant dichiara l’avvio la missione “Spade di Ferro” come offensiva ufficiale. I raid aerei hanno come obiettivo quello di distruggere Hamas nella striscia di Gaza, mentre le truppe di terra si preparano ad una possibile incursione su larga scala. Strategicamente Israele riesce a colpire infrastrutture cruciali per Hamas e per gli abitanti di Gaza, per i quali, in questo momento ha l’inizio una crisi umanitaria senza precedenti. A meno di 24 ore da questi eventi, il governo di Israele dichiara ufficialmente lo stato di guerra per la prima volta dalla guerra arabo-israeliana del 1973.
7 ottobre 2023 15:30 (UTC+3). Confine settentrionale tra Israele e Libano.
Hezbollah, gruppo militante sciita nato nel 1982 in Libano durante un conflitto con Israele, in segno di sostegno verso Hamas, lancia missili e colpi di mortaio in aree lungo il confine settentrionale con Israele che risponde con bombardamenti mirati.
7 ottobre 2023 16:00 (UTC+3). Gaza e Israele.
Vengono rilasciati i primi rapporti che contano le vittime ed i feriti delle atrocità commesse nelle dieci ore precedenti. La furia di Hamas ha coinvolto una stima di circa 1.200 morti israeliani affiancati da oltre 3.300 feriti secondo quanto riportato dal Ministero della salute israeliano. Non meno gravi sono stati i dati rilasciati dal Ministero della Salute di Gaza: circa 400 morti ed oltre 2.000 feriti. Le statistiche testimoni dei brutali massacri sono state aggiornate ripetutamente durante la stessa giornata del 7 ottobre continuando a segnare vette ripide nei giorni seguenti.
7 ottobre 2023 21:30 (UTC+3). Stati Uniti d’America.
Il presidente USA Joe Biden tiene il suo primo discorso pubblico in risposta agli eventi, esprimendo forte sostegno nei confronti di Israele, affermando l’importanza posta dal governo federale statunitense sul mantenimento di una relazione stretta con il governo israeliano.
7 ottobre 2023. Si rompe l’ingranaggio dell’orologio globale.
La fine di questo giorno non è mai stata segnata. Per ben 365 giorni le atrocità accadute il 7 ottobre continuano a ripetersi in un loop che diventa sempre più difficile frenare.
Ciò che Benjamin Netanyahu, primo ministro Israeliano, definisce come “the curse of october 7th” (“la maledizione del 7 Ottobre”) durante il suo discorso all’assemblea generale delle Nazioni Unite del 10 settembre 2024, ha permanentemente cambiato lo scenario internazionale. Netanyahu afferma che l’offensiva israeliana non sarà placata finché tutti gli ostaggi saranno restituiti vivi e finché Hamas non sarà distrutto, nonostante Israele sia riuscito ad abbattere diversi esponenti dell’organizzazione estremista palestinese.
Malgrado l’impegno per diverse cessazioni al fuoco sulla Striscia di Gaza, la crisi umanitaria si propaga trattenendo migliaia di civili in quella che si può definire una prigione a cielo aperto. Una popolazione messa in ginocchio da malnutrizione, precarietà della sanità ed impossibilità di fuga.
Ad un anno dall’escalation del conflitto, le tensioni continuano ad aumentare con recenti attacchi israeliani in Libano che hanno ucciso il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah.
Il conflitto si allarga con l’intervento dell’Iran il 1° ottobre 2024 contro Israele. A seguito delle prime analisi, i missili balistici iraniani erano volti a distruggere tre basi dell’aeronautica israeliana a Tel Aviv. Le preoccupanti affermazioni di sfida tra Israele ed Iran prospettano un peggioramento della rivalità. In aggiunta, le imminenti elezioni USA che si terranno a circa un mese dall’anniversario del 7 ottobre 2023, potranno rappresentare un risvolto significativo nei conflitti incorso nel Medio Oriente.
Nonostante le enormi differenze tra i popoli in guerra, sono tutti accomunati da una costante fragile e presa poco in considerazione: i civili. Le trattative di pace continuano a diventare sempre più intrecciate e complesse mentre le vite di migliaia di persone nel Medio Oriente hanno solo due possibili alternative: essere interrotte o restare in bilico tra sofferenza e speranza.
Un orologio funziona secondo un meccanismo a molla alimentato da una serie di ingranaggi. Il suo ticchettio è dato dal normale urto di componenti interni. Non appena la sostanza ingrassante che ne agevola il movimento invecchia, impedisce la funzionalità di tutti gli ingranaggi.
Basti concepire il mondo come tale. Quale soluzione riuscirà a lubrificare le trattative dei diversi stati in guerra per ristabilire una collaborazione tra tutti gli ingranaggi necessaria per un ticchettio regolare?
Anna Cesaro
