L’archetipo di Eros e Thanatos risale alla mitologia greca e indica due elementi contrapposti fra di loro: il primo rappresenta l’amore inteso come quella forza capace di creare la vita; il secondo, invece, raffigura la morte, la distruzione che essa genera. Tutto ciò che esiste, compreso l’uomo, può essere analizzato e spiegato tramite questi due concetti contraddittori. L’esistenza stessa si riduce essenzialmente a due tipi di pulsioni: una pulsione di vita (Eros) che implica il principio della sopravvivenza e una pulsione di morte (Thanatos) che si manifesta invece in tendenze autodistruttive. D’altronde Sigmund Freud, lo aveva anticipato nel secolo scorso, con i suoi studi sulla psicoanalsi: l’uomo non è solo ragione. Essa non sempre è in grado di dominare gli istinti, anzi la nostra vita si svolge, per la maggior parte, fuori dalla coscienza, siamo le nostre pulsioni. Indiscutibilmente, c’è qualcosa dell’amore umano che concerne l’eccesso, la perdita del confine, lo smarrimento: tutte ombre di questo primordiale sentimento che potenzialmente potrebbero sfociare nella perdita di controllo. Basti pensare a crimini che ancora oggi sono alla ribalta della nostra società, dal femminicidio, all’infanticidio, al delitto passionale in genere. Fa scandalo che questo possa avvenire nel nome dell’amore, non nel nome dell’odio. Freud diceva che quando siamo innamorati “siamo messi in movimento” da qualcosa; l’innamoramento, questo sentirsi in movimento equivale a una rottura degli equilibri, una rottura dell’ordine, fino allo smarrimento. Non si desidera altro che l’amato rinunci alla propria libertà… liberamente. L’amore umano mette l’assoluto nel particolare, l’amore umano malato, invece, traduce questo assoluto in una spinta appropriativa che oltrepassa il limite, sfociando spesso in tragedia.
Amore e morte due facce della stessa medaglia?
“Amor vincit omnia”- l’amore vince su tutto, anche sulla morte?
In una visione Cristiano- cattolica la risposta sarebbe sicuramente affermativa: Cristo risorto è testimonianza che l’amore può vincere la morte.
Tuttavia, mettendo da parte la sfera prettamente religiosa, l’unico modo per superare la morte è far vivere attraverso l’amore, i ricordi e l’affetto. Quale altra manifestazione di amore se non il pensiero, la cura nel conservare al meglio momenti, voglia di raccontarli, renderli partecipi di quel che eri un tempo.
Amor vincit omnia, si, anche la morte. Mi rendo conto che si tratti di un discorso tanto sentimentale e poco pratico, sarebbe un mondo ideale nel quale l’eros sovrasti sempre Thanatos.
Perché siamo attratti così misteriosamente dal male?
“Il male ci affascina così tanto perché convive con tutti noi” (R.Bruzzone).
La “pulsione” della morte è parte di noi e ne siamo legati.
La serenità, come in tutte le cose, risiede nel l’equilibrio. Le due pulsioni non possono sovrastare l’altra, altrimenti ci perderemmo, annienteremmo senza riconoscerci più.
“Wiliam e Emily”
C’è qualcosa nella Morte che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione, e la vampa del giovane amore, dopo anni di vita in comune, sentite spegnersi la fiamma; e cosi insieme svanite, a poco a poco, soavemente, per così dire abbracciati,
nella stanza consueta-
c’è, fra gli spiriti, un unisono che ricorda l’amore!
Edgar Lee Masters
Articolo a cura di Martina Lattanzio
