Lo abbiamo sognato tutti, siamo onesti.
Qualunque (magari ex) bambino che, per strada o in un campetto, da solo o con amici, abbia passato almeno un pomeriggio a prendere a calci un pallone, non può che pensarci, non può che desiderarlo;
e come non farlo, del resto: è l’unico premio individuale, nel mondo del calcio, che, quanto ad importanza, possa equipararsi o addirittura superare un trofeo collettivo.
E’ forse uno dei pochi, oggettivi, discrimen presenti nella cultura calcistica con riguardo al valore assoluto di un calciatore: chi lo vince, entra di diritto nell’olimpo del fùtbol, senza se e senza e ma; chi non l’ha vinto, anche se unanimamente considerato membro di quella ristretta cerchia di calciatori che hanno scritto la storia di questo sport, non può negare di avere un cruccio, un piccolo rimpianto che caratterizza la propria carriera.
Forse è anche per questo che si aspetta dicembre nel normale svolgersi di una stagione calcistica; è il momento della verità: quello in cui il proprio idolo, il simbolo della propria squadra del cuore, o magari un proprio connazionale, dopo mesi passati ad ascoltare e commentare un susseguirsi di ipotesi e considerazioni, può stringerlo fra le mani ed esaudire i propri sogni fanciulleschi.
Stiamo parlando, ovviamente, del Ballon d’Or, premio istituito nel lontano 1956 dalla testata giornalistica France Football , dapprima premiante il miglior calciatore europeo di una squadra europea (1956-1994), per poi “aprirsi” ai calciatori di tutte le nazionalità (dal 1995) e, infine, di tutte le squadre del mondo (a partire dal 2007), dal 2016 nuovamente di organizzazione “esclusiva” del quotidiano francese (dopo il breve periodo di collaborazione con la FIFA), e che dal 2018/2019 consta anche di una versione “femminile” e di un premio riservato al miglior atleta under 21 (il c.d. “Premio Kopa”) e uno dedicato al miglior portiere (“Premio Yashin”).
Ma nuovamente, cerchiamo di essere onesti: tutto quello appena riportato corrisponde ancora alla verità?
Il pallone d’oro ha ancora questa mitica aurea, questa particolare ed emotiva connotazione per noi tifosi e amanti di questo sport?
Resta il più importante premio individuale per un calciatore professionista, certo; difficilmente un bambino può “evitare” di sognarlo, ovviamente.
L’edizione 2022 , inoltre, risulta essere una delle più democratiche ed emotivamente coinvolgenti degli ultimi anni:“il pallone d’oro della gente”, dell’atleta forgiato dal duro lavoro e non baciato esclusivamente dal talento, figlio della fame agonistica e della voglia di arrivare, il premio riconosciuto al calciatore capace di concludere un’annata a dir poco straordinaria; il pallone d’oro dato a Karim the dream Benzema, insomma, non avrebbe potuto generare , d’altronde, un effetto diverso.
Tuttavia, malauguratamente, il grande favore con il quale è stata accolta la vittoria di Benzema risulta anche, purtroppo, essere conseguenza di un incontestabile dato di fatto: quello di rappresentare un’eccezione, rispetto alla sciagurata gestione ed assegnazione di questo premio che si è avuta negli ultimi anni.
Una gestione che, fra le sue più grandi colpe, annovera certamente quella di aver “sporcato”, compromettendone irrimediabilmente l’appeal, un’istituzione dal così grande valore, a causa di una serie di scelte a dir poco scellerate.
Scelte che non solo hanno portato, nel corso del decennio precedente, a procedere con assegnazioni più politche che meritocratiche (i più sospettosi potrebbero dire sotto influenza e spinta degli sponsor: si pensi ai palloni d’oro conferiti a Messi nel 2010 e nel 2012 ,a Cristiano Ronaldo nel 2014, o a Modric nel 2018), ma che hanno toccato il fondo negli ultimi anni.
Come giudicare, di fatto, la scelta di non assegnare l’edizione dell’anno 2020?
Una scelta la cui motivazione (individuata nello scoppio della pandemia da Covid 19 ed il conseguente stop dei campionati –alcuni,peraltro, mai ripresi e di fatto conclusisi in quel momento-, dinamica che, nell’opinione degli organizzatori, avrebbe “falsato” la necessaria equità di giudizio) non solo non ha mai convinto nessuno (se il premio si propone di incoronare il miglior calciatore europeo di un determinato anno, perché il fatto che l’anno in questione abbia assistito delle particolarità non avrebbe dovuto permetterlo?), ma ha anche privato il designato vincitore, il bomber polacco Robert Lewandowski, di coronare un’annata irripetibile (in cui aveva vinto letteralmente tutto ciò che fosse possibile conquistare con la maglia del Bayern Monaco), nonché una carriera straordinaria, di fatto immotivatamente ed immeritatamente andando a distruggere quell’aurea fiabesca e di sogno che tradizionalmente aleggia introno al trofeo.
Come considerare la scelta di assegnare il premio a Messi la scorsa edizione?
Una decisione alla cui base, per la prima volta nella storia , ha visto considerare la vittoria della Copa America maggiormente influente, nell’ambito decisionale, rispetto a quella dell’Europeo, e , per restare buoni e lontani da teorie “complottistiche”, eccessivamente valorizzante la carriera dell’atleta (fattore che, fino allo scorso anno, risultava rientrare fra i criteri in forza dei quali ciascun avente diritto avrebbe dovuto fondare e costituire la propria preferenza) e scarsamente considerante la stagione effettivamente vissuta dallo stesso(la peggiore a livello individuale della propria carriera).
Emerge, inoltre, sempre con maggior insistenza, la “miopia” con la quale, ormai di prassi, i votanti si ostinano a considerare come papabili delle proprie preferenze, e dunque della vittoria finale, esclusivamente gli attaccanti; emblematiche, in tal senso, risultano essere le parole pronunciate lunedì scorso dal portiere blanco Thibaut Courtois: “Ma come hanno fatto a mettermi solo 7°? Ho fatto vincere La Liga e la Champions al Real con le mie parate.
E non sono neanche sul podio! Vedendo la logica con cui vota la giuria, sapevo che non avrei avuto possibilità di arrivare più in alto, figurarsi di vincerlo. Karim si merita più di chiunque altro il Pallone d’Oro.
Credo però che se ci fosse stato un Mondiale in mezzo e l’avessi vinto, sarei potuto arrivare tra i primi 3. Sembra che sia più importante segnare un gol di evitarne uno. Lo stesso vale per le difese, che meritano maggiori riconoscimenti. Se vedi la top 10, non ci sono difensori. Meno male che quest’anno si sono inventati il premio per il miglior portiere”.
Parole che, fra l’altro, offrono anche un importante spunto per introdurre un’altra, rilevantissima, serie di scelte discutibili:quella inerente le modifiche apportate al premio a partire dall’edizione 2022, quella appena assegnata. L’edizione appena conclusa, infatti, è quella che, per la prima volta risulta aver eliminato, fra i criteri da tenere in considerazione per la votazione, quello relativo alla carriera dell’atleta, e che, sempre introducendo una storica prima volta, ha tenuto in considerazione non l’anno solare corrente, bensì la stagione sportiva precedentemente conclusasi; in altre parole, il pallone d’oro, quest’anno, così come avverrà per le prossime edizioni, non ha premiato il miglior calciatore dell’anno solare 2022, bensì il miglior atleta della stagione calcistica 2021-2022: non ha, dunque, tenuto in considerazione due “mezze stagioni” (la seconda parte della 2021-2022 e la prima metà della 2022-2023), ma ha dato rilevanza solo ed esclusivamente agli eventi della stagione scorsa, conclusasi a Luglio con l’Euopeo femminile.
Il tutto senza tenere conto dell’altra, grande, eccezione/rivoluzione di quest’anno: il primo, storico, mondiale invernale. Con la conseguenza che dunque, il prossimo anno, il premio potrà ritenersi assegnato con largo anticipo (sin da dicembre di quest’anno, quando si saprà il vincitore della rassegna iridata di Qatar 2022), ovvero senza tener conto dell’evento calcistico più importante a livello planetario (contrariamente a quanto insegna la prassi, che negli anni in cui ha luogo il mondiale tende a valorizzare un’atleta che, fra le altre cose, abbia vinto la Coppa del Mondo stessa).
Insomma, fa male dirlo, ma bisogna essere onesti: scelte incomprensibili, sia in sede di assegnazione del premio che nella regolamentazione dello stesso, hanno fatto perdere fiducia ed incanto nei confronti del pallone d’oro; quel premio che tutti abbiamo sognato da bambini, che ha a lungo animato le nostre discussioni e i nostri confronti, che ha coronato le annate e le carriere di alcuni dei più grandi fuoriclasse della storia del calcio oggi, a causa di assegnazioni incomprensibili e viziate da storture alla propria base, ha perso il proprio appeal, la propria aurea magica.
Difficile suggerire una soluzione; forse bisognerebbe cercare di valorizzare maggiormente la stagione da esaminare, senza lasciarsi condizionare da fattori esterni, forse maggiore importanza andrebbe attribuita ad atleti che abbiano un ruolo diverso rispetto a quello dell’attaccante, forse urgerebbe maggiore trasparenza e obiettività da parte degli organizzatori nelle scelte che sono alla base di questo storico e mitico premio.
Non ci resta che consolarci con una magnifica eccezione: “il pallone d’oro della gente”, di Karim the dream Benzema.
A cura di Giuseppe di Stefano
