La nazione storicamente più “agitata” d’Europa è nuovamente scossa da un brivido anarco-indipendentista proveniente dalla sua isola maggiore: la Corsica.

Se non sorprende l’oggetto, la lotta contro l’ordine costituito, anche la scintilla che rischia di incendiare la Corsica non è una “novità”.

Il 2 marzo, presso l’istituto penitenziario di Arles, Yvan Colonna è stato cinto al collo per ben otto minuti dal camerunense Franck Elong Abé, senza che nessuno intervenisse. Colonna era un ex-membro di spicco dell’organizzazione terroristica Fronte Nazionale di Liberazione Corsa (FNLC). Successivamente all’aggressione, ad Ajaccio, Calvi e Bastia si sono registrate violente proteste, in ragione del particolare regime detentivo a cui era sottoposto l’indipendentista corso, che avrebbero dovuto prevenire un’aggressione nei suoi confronti o interromperla prontamente.

La tensione si è ulteriormente alzata quando il 16 marzo è stato reso pubblico un preoccupante proclama del FNLC e Parigi ha reagito inviando il Ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, e ulteriori forze di sicurezza.

La notizia della morte di Colonna dopo diciannove giorni di coma, il 21 marzo, è stata accolta da un coro unanime di commiato nell’isola, che sembra aver consegnato alla causa indipendentista un martire da rimproverare allo “Statu francese assassinu”.

Dopodiché, a Parigi il livello di guardia è stato alzato e il timore è che il Fronte possa riattivarsi e riprendere la lotta armata abbandonata ormai dal 19 dicembre del 2014.

Eppure, la “questione corsa” è risalente nel tempo.

Infatti, i Corsi mal sopportavano la secolare dominazione genovese e quando il 18 novembre 1755 ottennero l’indipendenza, guidati da Pasquale Paoli, credettero di poter costituire uno Stato indipendente al centro del Mediterraneo. La promulgazione della costituzione della Repubblica corsa (uno dei testi giuridici più avanzati e innovativi dell’epoca) è stato uno dei picchi più alti della ribellione e dell’Illuminismo europeo in generale. Già a metà Settecento aveva previsto il diritto di voto per le donne.

Tuttavia, nel 1768 la Repubblica ligure, ormai fiaccata da quasi mezzo secolo di guerriglia contro le sue roccaforti e i suoi porti nell’isola,  vendette i diritti sulla Corsica alla Francia. I Francesi conquistarono rapidamente l’isola e già nel 1770 Paoli fu costretto a fuggire in Gran Bretagna, così soffocando le aspettative indipendentiste.

L’isola non fu mai realmente integrata all’interno della nazione francese, come dimostra anche la poca considerazione di cui godeva all’interno dell’ “Armée de terre” il giovane Napoleone Bonaparte all’inizio della sua carriera militare.

Il confronto si esasperò, sfociando poi in vera e propria resistenza armata, durante gli anni ‘60 e ‘70 del Novecento. Dopo che l’Algeria si rese indipendente dalla Francia nel 1962, molti Francesi e Algerini, fuggiti dal Paese, vennero ricollocati in Corsica e per tale motivo ricevettero cospicui sussidi. I contadini corsi furono  pregiudicati nei loro interessi da questa politica di incentivi in favore delle popolazioni ricollocate ed iniziarono a mettere in scena violente proteste, sfociate nella costituzione del Fronte Nazionale di Liberazione Corso il 5 maggio del 1975.

Fondazione che fu “celebrata” con ben ventidue attentati dinamitardi tra l’isola e varie città del Sud della Francia.

Tuttavia, i momenti più drammatici della storia dell’indipendentismo corso sono legati al nome di Yvan Colonna. Prima l’attacco alla gendarmeria di Pietrosella (1997), quando il terrorista con due complici si aprì la via nella caserma con dell’esplosivo, per poi sequestrare due gendarmi e rubare le loro armi di servizio. In seguito, l’omicidio del Prefetto Claude Erignac, il 6 febbraio 1998, compiuto con una delle due Beretta 92-F rubate a Pietrosella.

Lo sdegno causato dall’esecuzione dell’alta carica, tanto in Francia quanto sull’isola, determinò una forte presa di distanza dell’opinione pubblica dal FNL corso. La radicalizzazione del Fronte, il suo distacco dalla società e la sua trasformazione in un’associazione criminale “comune” portò ad un cambio di strategia.

Soltanto il 19 dicembre 2014 furono deposte le armi, completando così il processo di trasformazione del Fronte in tutta una serie partiti politici “regolari”.

Purtroppo, l’assassinio di Colonna dei giorni scorsi, anziché chiudere un capitolo oscuro della storia transalpina, lo ha violentemente riaperto, di fatto ampliando la distanza tra l’isola e il continente. Ad Ajaccio, il partito “Collettivo territoriale della Corsica”, presieduto da Gilles Simeoni, ha messo le bandiere a mezz’asta per ricordare il militante, ricordato durante il funerale come “un esempio di passione e di attaccamento alla terra”.

Tutt’altro sentimento aleggia sulla Francia continentale, per cui valgono le parole dell’ex Primo Ministro Manuel Valls, che ha commentato il gesto e il “paradossale funerale di Stato” tributati a Colonna come un’“apologia al terrorismo “.  Sempre Valls ha affermato :“Erignac è l’eroe non Colonna”.

Posizioni evidentemente inconciliabili, ma soprattutto pericolose visto il rischio del ritorno della lotta armata sull’isola. La paventata ricostituzione del FNLC preoccupa l’Eliseo, troppo impegnato sul fronte esterno per poter sostenere l’apertura di un secondo fronte a così poco tempo dalle elezioni presidenziali, previste per il prossimo 10 aprile.

Tant’è vero che il ministro dell’Interno G. Darmanin ha apertamente parlato di autonomia della Corsica, parole accolte favorevolmente da Simeoni. Ovviamente restano ignoti sia il come sia il quando di questo riconoscimento, in un’isola che ad oggi è incandescente.

La storia dell’indipendentismo corso è molto complessa, come d’altra parte la figura stessa di Yvan Colonna.

In essa si incrociano le qualità del ribelle che combatte per la libertà del suo popolo e i crimini di un terrorista che si è macchiato dei peggiori reati. Fino a che punto, dunque, gli ideali “romantici” possono coprire la violenza indiscriminata perpetrata dal FNLC?

E, se è pur sempre vero che “nel modo stesso come tutti i mezzi son buoni per sopprimere la libertà, così tutti i mezzi son buoni per difenderla”, come ha sostenuto Curzio Malaparte in “Tecnica del colpo di Stato”, lasciamo il giudizio ai lettori, ma l’ultima parola alla Storia.

a cura di Leonardo Fancello

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