Come siamo arrivati al 24 febbraio 2025, tre anni dopo l’inizio del conflitto, a parlare delle prime trattative di pace?

24 febbraio 2022 

Vladimir Putin, prima dell’alba, annuncia di voler lanciare “un’operazione militare speciale” ai fini di smilitarizzare e denazificarel’Ucraina, lanciando minacce nei confronti dei paesi che sarebbero intervenuti. 

La scelta del termine operazione speciale è volta a rassicurare la popolazione russa, la quale invece avrebbe potuto avere una reazione negativa all’utilizzo della parola guerra.

A seguito di questo annuncio, le truppe russe entrano in territorio ucraino colpendo tutto il paese tramite raid aerei e missilistici. Ilpresidente ucraino, Volodymyr Zelensky risponde promulgando la legge marziale, interrompendo così ogni rapporto diplomatico con la Russia e annunciando la mobilitazione generale.

Le forze armate ucraine iniziano a rallentare l’avanzata russa, dando avvio ad una guerra di posizione sul terreno, la quale causerà oltre 300mila morti. 

Nel corso di questi tre anni, gli alleati di Kiev, ovvero la NATO e l’UE, hanno stanziato circa 267 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina.

Gennaio 2025

Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti, nel gennaio 2025 conferma di voler porre rapidamente fine al conflitto e di voler incontrare il leader russo Vladimir Putin, che si mostra disponibile al dialogo.

Dopo ben tre anni di sostegno militare e politico a Kiev l’occidente si trova spaccato: Donald Trump riprende i contatti diretti con la Russia e iniziano finalmente le trattative con Mosca per mettere fine alla guerra, mentre l’Europa rimane l’unico sostegno di Kiev, venendo esclusa dalle trattative russo-americane.

Febbraio 2025

Volodymir Zelensky si dice pronto a negoziare la fine della guerra, a condizione di ricevere garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, affinché non venga abbandonato.

Tuttavia, Trump adotta una nuova politica estera incentrata sugliinteressi americani. Proprio per questo chiede il 50% delle risorseminerarie ucraine, equivalenti a 500 miliardi di dollari, come risarcimento per gli aiuti inviati da Biden e futura protezione.

Sebbene voglia Trump dalla sua parte, Zelensky dichiara di non essere disposto a cedere a tale accordo, sottolineando che gli Stati Uniti hanno fornito solo cento miliardi di dollari in aiuti.

Il leader ucraino ha inoltre affermato di essere disposto a rinunciare alla sua carica di capo di stato per garantire la pace, lasciando intendere che ciò avverrebbe in cambio dell’adesione dell’Ucraina alla NATO.

18 febbraio

Per la prima volta dallo scoppio della guerra, due delegazioni russe e americane si incontrano a Riad, in Arabia saudita, ai fini di ripristinare i rapporti diplomatici. I due concordano nel promuovere relazioni bilaterali e considerare i reciproci interessi.

L’Unione Europea non viene invitata, tuttavia Emmanuel Macron, leader francese, organizza un summit a Parigi con i vertici UE, incentrato sul futuro dell’Ucraina.

In seguito all’incontro tenutosi in Arabia Saudita arrivano le critiche di Zelensky, il quale sostiene di esserne venuto a conoscenza dai media e che nessuno dovrebbe discutere il futuro del suo paese senza coinvolgere l’UE e senza i diretti interessati.

Ultimi giorni

Scintille tra Trump e Zelensky. Donald Trump critica Zelensky definendolo un dittatore mai eletto, un comico e una figura mediocre, mettendo in dubbio il sostegno USA ed attribuendogli la responsabilitàdella guerra in corso.

Secondo il leader ucraino le opinioni di Trump sono influenzate da uno spazio di disinformazione creato dalla Russia. La guerra, infatti, oltre a scontri militari e tentativi diplomatici per porvi fine, è stata caratterizzata dalla diffusione di informazioni false o manipolate per colpire Kiev e i vertici dell’Ucraina.

24 febbraio

Tutti concordano sulla pace, come ribadito dal G7 tenutosi a Kiev.

Le dichiarazioni di Ursula von der Leyen, presidente della commissione europea, a Kiev sottolineano che l’Ucraina è Europa e che stanzierà un pagamento per Kiev.

È stato inoltre approvato il sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il quale colpisce anche l’energia, un settore nevralgico per Mosca.

25 febbraio

Il consiglio di sicurezza dell’ONU adotta la risoluzione americana che richiede la “rapida fine della guerra” con 10 voti a favore e 5 astensioni,senza menzionare la Russia come aggressore e senza nessun rifermento alla sovranità di Kiev.

Si parla infatti di legittima reazione difensiva e non di paese aggressore, inoltre Trump vorrebbe riconoscere alcune conquiste territoriali di Putin affermando addirittura che l’Ucraina potrebbe un giorno diventare russa.

Un fondo comune paneuropeo per finanziare le spese militari relativealla guerra russo ucraina sarà il centro di discussioni tra UE e Regno Unito nella riunione del G20 a Città del Capo questa settimana.

26 febbraio

Secondo quanto ripotato dai media britannici, Zelensky visiterà il regno unito nel fine settimana per discutere questioni di difesa a Londra. 

Trump ribadisce novamente l’impossibilità dell’annessione dell’Ucraina alla NATO in quanto è stata alla base del conflitto dal principio.

Il leader ucraino ha esaminato l’accordo relativo alle terre rare, il quale prevede la vendita di terre rare in cambio di maggiore sicurezza militare da parte dell’America. La versione finale, datata 24 febbraio,istituirebbe un fondo nel quale l’ucraina contribuirebbe con il 50% dei proventi derivanti dalla “monetizzazione futura” delle risorse minerarie di proprietà statale, tra cui petrolio e gas. Questo fondo, infine, investirebbe in progetti ai fini della ricostruzione dell’Ucraina. Il vero dubbio, però, riguarda le garanzie di sicurezza, non menzionate nell’accordo.

Il leader americano conferma, inoltre, l’incontro con Zelensky a Washington per la firma dell’accordo, precisando che sarà l’Europa a dover fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina.

28 febbraio

A Washington avviene l’incontro tra il leader ucraino e quello americano, nello studio ovale, davanti alle telecamere. Quest’ultimo può essere definito disastroso, infatti è divenuto un litigio che ha portato Zelensky a lasciare la Casa Bianca in anticipo. È quindi saltata la firma dell’accordo.

Osservando gli sviluppi recenti e le evoluzioni nella gestione del conflitto, emerge chiaramente come le carte in tavola siano cambiate.Sin dallo scoppio della guerra, infatti, si è sempre parlato della Russia come paese aggressore, intervenendo a sostegno dell’Ucraina per contrastare e sconfiggere militarmente Putin. 

Tuttavia, la situazione sembrerebbe essersi completamente trasformatacon l’arrivo di Trump. Non si fa più riferimento alla Russia come aggressore e si propone la conservazione di molti dei territori invasi dai russi. Inoltre, si suggerisce che l’Ucraina debba essere demilitarizzata e rinunciare alle garanzie degli USA. Questo implica che l’Europaavrebbe un ruolo centrale nella ricostruzione del paese, dovendo scegliere tra una gestione autonoma o il mantenimento di un legamestrategico con gli USA.

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