Un anniversario che guarda al presente. Il prossimo 12 ottobre ricorreranno ottant’anni dalla decisione con cui, nel 1946, Il Canto degli Italiani fu adottato come inno nazionale della neonata Repubblica. Il Consiglio dei ministri era presieduto da Alcide De Gasperi. In quella scelta, inizialmente provvisoria, si incontravano l’aspirazione all’unità espressa durante il Risorgimento e la volontà di costruire, dopo la guerra, una nuova comunità politica. Oggi l’inno torna al centro del dibattito parlamentare: Il disegno di legge costituzionale S. 1901 propone di inserire Il Canto degli Italiani nell’articolo 12 della Costituzione, così da conferirgli la tutela riservata ai simboli riconosciuti dalla Carta fondamentale della Repubblica.

Un inno già riconosciuto dalla legge. Il Canto degli Italiani è già l’inno nazionale della Repubblica: dopo decenni di impiego nelle occasioni ufficiali, la legge n. 181 del 2017 lo ha riconosciuto espressamente come tale. Il Parlamento non è chiamato a scegliere un nuovo inno. La questione è se il suo riconoscimento debba trovare posto anche nella fonte più alta del nostro ordinamento.

La proposta all’esame del Senato. L’articolo 12 della Costituzione descrive la bandiera della Repubblica: «il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». La disposizione è breve, ma il suo valore supera la descrizione di un emblema: il Tricolore rende visibile l’appartenenza a una comunità fondata sui principi costituzionali. Il disegno di legge S. 1901, presentato nel maggio 2026 dalla senatrice Susanna Donatella Campione, prima firmataria, propone di affiancargli il riferimento all’inno. Il senatore Andrea De Priamo è il relatore del provvedimento in Commissione.

Il valore del riconoscimento costituzionale. L’inserimento dell’inno nell’articolo 12 sarebbe soggetto al procedimento di revisione costituzionale disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione. Il disegno di legge dovrebbe essere approvato da ciascuna Camera con due successive deliberazioni, a intervallo non inferiore a tre mesi, e conseguire nella seconda votazione almeno la maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Qualora non raggiungesse, in entrambe le Camere, la maggioranza dei due terzi nella seconda votazione, la legge potrebbe essere sottoposta a referendum costituzionale, se richiesto entro tre mesi dai soggetti legittimati. Anche il corpo elettorale potrebbe dunque essere chiamato a pronunciarsi sull’attribuzione di rango costituzionale al Canto degli Italiani: una garanzia che riflette il particolare rilievo della scelta.

Dal Risorgimento alla Repubblica. Goffredo Mameli scrisse Il Canto degli Italiani nel 1847, quando aveva vent’anni e l’Italia unita non esisteva ancora; Michele Novaro lo mise in musica poco dopo. Il testo porta l’urgenza e le speranze della stagione risorgimentale. Fu scritto per un popolo chiamato a diventare nazione. Quasi un secolo più tardi, quella stessa musica accompagnò la Repubblica nei suoi primi passi. La distanza fra le due epoche resta, ma mostra come un simbolo possa attraversare la storia e acquistare nuovi significati.

Quando i simboli incontrano i principi. Per una studentessa di Giurisprudenza, il punto più interessante è il rapporto fra simboli e principi. La Costituzione non si limita a stabilire competenze e procedure: indica le basi della convivenza democratica. Per questo il possibile riconoscimento costituzionale dell’inno riguarda anche il presente. La parola «fratelli», con cui il canto si apre, ci interroga sul senso dell’eguaglianza e della solidarietà; l’appello all’unità acquista profondità se lo colleghiamo al rispetto delle differenze e alla partecipazione di tutti alla vita della Repubblica.

Una discussione che riguarda tutti. Si può ritenere sufficiente il riconoscimento del 2017 oppure sostenere che l’inno meriti un posto nella Carta. Sono valutazioni sulle quali discutere senza mettere in dubbio l’affetto per Il Canto degli Italiani. La Costituzione appartiene a tutti: ogni proposta di modificarla richiede argomenti accurati, ascolto reciproco e attenzione alle parole che vi si intendono aggiungere.

La responsabilità di cantare insieme. A ottant’anni dalla decisione del 12 ottobre 1946, l’inno accompagna ancora i momenti in cui l’Italia si riunisce e si mostra al mondo. Il dibattito sull’articolo 12 ci offre un’occasione per andare oltre l’abitudine: rileggere quelle parole, conoscerne la storia e chiederci che cosa significhi pronunciarle insieme. Se il Parlamento deciderà di accogliere Il Canto degli Italiani nella Costituzione, il suo posto nella Carta costituzionale sarà un riconoscimento solenne.

Il compito di dare sostanza, ogni giorno, all’unità che esso invoca resterà a noi.

A cura di Martina Miceli

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