Era lo scorso venerdì 14 ottobre quando due ambientaliste del movimento ‘Just Stop Oil’ hanno deturpato “I Girasoli” di Van Gogh esposti alla National Gallery di Londra rovesciando sul dipinto una zuppa ai pomodori.
Il folle gesto è stato immortalato e diffuso dallo stesso Movimento, divenendo virale: uno dei filmati mostra proprio la coppia aprire i due barattoli e riversare il contenuto sul quadro.
Quello che viene lecito domandarsi è: “Perché usare come ostaggio il dipinto di Van Gogh?”
“Siete più interessati a proteggere un dipinto o il pianeta?” – ha poi gridato una delle protagoniste della vicenda, mentre chiedeva l’immediata cessazione di qualsiasi nuovo progetto petrolifero o legato al gas.
Se da un lato il povero Van Gogh è diventato il “simbolo” di un conflitto completamente estraneo all’artista, dall’altro la scelleratezza del gesto esula senz’altro dall’obiettivo che si pongono i movimenti per il clima – tra cui appunto Just Stop Oil – che è proteggere il futuro senza dimenticarsi di preservare il passato (incluso tutto, anche l’eredità artistica di Van Gogh) e la continuità della vita umana sulla Terra.
Il motivo del gesto?
A causa del rincaro dei costi del gas, molte famiglie – secondo quanto riportato da una delle attiviste – questo inverno non potranno permettersi di riscaldarsi una zuppa.
Loro evidentemente no, Van Gogh adesso sì.
Giusto per precisare: il valore stimato del dipinto è di oltre 84 milioni di dollari (86,2 milioni di euro).
Fortunatamente, il Nation Gallery ha comunicato che l’opera è intatta, sembrerebbe aver subito danni solo la cornice.
I girasoli di Van Gogh non rappresentano, però, l’unica opera d’arte oggetto di barbarie da parte di gruppi di ambientalisti; in passato sono state prese in ostaggio altre due opere altrettanto note: la Gioconda di Leonardo Da Vinci e la Primavera di Botticelli.
Da tali episodi si possono trarre delle conclusioni:
se da una parte sicuramente gli atti vandalici compiuti dagli attivisti sono assolutamente illeciti e vanno condannati, dall’altra, se dovessimo davvero rispondere al quesito “Cos’è più importante, l’arte o la vita?”, non potremmo negare che, nonostante l’obbligo di preservarne il valore, l’arte non è più importante dei 3,5 miliardi di uomini, donne e bambini già in pericolo a causa dell’apparentemente irreversibile crisi climatica.
A cura di Dea De Angelis
