E’ pressocchè ufficiale la scelta della Corte Costituzionale riguardante il referendum che aveva ad oggetto l’abrogazione parziale dell’art 579 del codice penale sull’omicidio del consenziente: i giudici ritengono:“Non sarebbe preservata la difesa minima costituzionalmente necessaria dell’esistenza umana, con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili.”.
Le reazioni dei protagonisti dello spettro politico sono state sorprendentemente uniformi, in quanto Matteo Salvini, Enrico Letta e Giuseppe Conte, segretari di Lega, PD e M5S, per quanto in maniera differente, hanno espresso il loro disappunto riguardo alla decisione della Corte.
Non si dà per vinto Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, fondata dall’omonimo ex-europarlamentare che tanto si è battuto per l’autodeterminazione dei diritti civili, affermando: “ È una brutta notizia per la democrazia nel nostro paese[….],ma la battaglia per l’eutanasia legale non si ferma,[….] il referendum sarebbe stata la strada più utile ma lo faremo lo stesso.”.
Il comitato per il referendum Eutanasia Legale è nato ad aprile 2021 e nel periodo giugno-settembre ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme, doppiando la quota minima da raggiungere per un referendum, a dimostrazione del sostegno, della consapevolezza e della grande importanza di questo argomento nella nostra società.
Non sono ovviamente mancate le critiche alla proposta, tra le più frequenti troviamo “l’abrogazione dell’omicidio del consenziente comporterebbe una totale liberalizzazione di questa fattispecie e non solo la legalizzazione dell’eutanasia”; questa critica si basa però su delle basi errate, in quanto né si intende procedere per una totale depenalizzazione dell’art 579 c.p., né si vuole esporre a eventuali pericoli persone fragili o momentaneamente vulnerabili.
Un problema di notevoli dimensioni è l’assenza di una legge, nonostante le decine di discussioni e i casi mediatici, primo tra tutti dj Fabo, il quale dopo un incidente che lo aveva reso paraplegico, con l’aiuto dello stesso Marco Cappato, e con non poche difficoltà, è riuscito a ottenere l’eterno riposo in Svizzera.

Se vogliamo dare uno sguardo alla comunità europea, non esiste una tendenza comune riguardo questo argomento: paesi come l’Irlanda o l’Inghilterra sanzionano l’eutanasia in ogni sua forma, mentre in Spagna, Olanda e Germania si tratta ormai di un diritto.
Va detto: non è un argomento di facile discussione.
Centinaia e centinaia di argomentazioni legali, etiche, religiose possono essere portate a favore o sfavore di questa pratica: non tutela il diritto alla vita, è un diritto fondamentale per la completa autodeterminazione, i medici hanno diritto all’obiezione di coscienza, il cristianesimo condanna questa pratica etc..
Sarebbe però, quantomeno dovuto, pensare bene a chi si rivolge questa legge: a tutti coloro, che sono molti e sono troppi, che in Italia soffrono immensamente ogni giorno, che non trovano più sollievo nelle cure palliative, che sperano di avere la libertà di potersi lasciare andare.
È francamente demoralizzante vedere come l’impegno di tanti non abbia portato il risultato sperato, ma ciò ha dimostrato che una speranza c’è.
Dura lex sed lex, ma la legge può e deve essere cambiata, se ingiusta.
Perché è necessario prendere una posizione netta: non si può rimanere indifferenti a quello che si può definire a tutti gli effetti un diritto negato.
A cura di Antonino Varì
